Oltre 6 milioni di cittadini italiani vivono in aree a rischio idrogeologico

L’ Italia, un Paese a rischio frane e alluvioni. Sono 6.633 comuni e oltre 6 milioni di cittadini in aree a rischio idrogeologico e soltanto 55 amministrazioni che hanno deciso di delocalizzare abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo. La Toscana insieme alla Calabria, l’Umbria, la Valle d’Aosta e le Marche sono le regioni più minacciate.

In toscana sono 280 i comuni in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, il 98% del totale. In 68 comuni (l’86% di quelli analizzati nel dossier Ecosistema rischio 2013) sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e, in tali zone, in 54 amministrazioni toscane (il 68% del campione), sorgono impianti industriali che, in caso di calamità, comportano un grave pericolo oltre che per le vite dei dipendenti, per l’eventualità di sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni circostanti. Nel 39% dei comuni intervistati (31 amministrazioni) sono stati costruiti in aree a rischio addirittura interi quartieri e nel 29% dei casi (23 amministrazioni) sorgono strutture sensibili come scuole e ospedali. In 12 comuni sono state edificate nuove strutture in zone esposte a pericolo di frane e alluvioni anche nell’ultimo decennio.

“Per evitare con l’arrivo dell’autunno l’ennesima tragica conta di danni e vittime per frane, alluvioni e allagamenti è fondamentale agire in tempi brevi, con risorse e misure adeguate”. E’ questo il messaggio lanciato al Governo da FestAmbiente, il festival nazionale di Legambiente che si tiene in Maremma, a Rispescia (GR), dove domani si parlerà di rischio idrogeologico e di buone pratiche per prevenirlo.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale di Legambiente “Occorre far presto per invertire la tendenza degli ultimi anni in cui si sono spesi circa 800 mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo di questa cifra per prevenirli. La recente creazione della struttura di missione del Governo contro il dissesto idrogeologico è sicuramente una novità positiva. Oltre a liberare tutte le risorse già stanziate che negli anni lo Stato e gli enti locali non sono riusciti a spendere è però fondamentale far partire un programma nazionale di manutenzione e prevenzione. E’ prioritario soprattutto definire con maggiore chiarezza il ruolo, le competenze e la composizione delle Autorità di Bacino Distrettuali, avviando urgentemente la loro costituzione per garantire il coordinamento a scala di bacino nell’ambito della realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. La cabina di regia nazionale dovrà quindi garantire che gli interventi siano ispirati a un modello di efficacia ambientale ed economica e trasparenza delle procedure, anche per dare un chiaro indirizzo d’uso per i prossimi fondi strutturali”.

Governo del territorio e bacini idrografici, manutenzione e rinaturazione, semplificazione normativa, reperimento e continuità delle risorse economiche per un’efficace politica di prevenzione, sono le priorità individuate anche in occasione della prima Conferenza Nazionale sul Rischio Idrogeologico che ha visto nel febbraio 2013 discutere e confrontarsi numerose associazioni, sindaci, ordini professionali, tecnici ed esperti. “Un percorso condiviso da tante realtà –ha sottolineato Zampetti- di cui il Governo potrebbe avvalersi in questa fase con l’obiettivo di rispondere in modo efficace alle ripetute emergenze legate al rischio idrogeologico”.

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