A rischio le coltivazioni di cotone: manca l’acqua

L’argomento acqua fa scattare sempre un allarme. E sono spesso le aziende a portare alla ribalta argomenti pressanti come quello della mancanza d’acqua, mentre dall’altra perte della filiera la questione è trascurata. Ad avere un grave problema, sono le coltivazioni di cotone.

L’organizzazione Cotton Connect ha lavorato con 130.000 coltivatori di cotone e le loro famiglie in India, Pakistan e Cina, dimostrando che interventi di base possono fare una grande differenza in relazione all’acqua utilizzata per coltivare il cotone, una delle colture più assetate del mondo. Lavorando con marchi quali John Lewis, C & A Foundation in collaborazione con Better Cotton Initiative, si possono migliorare le relazioni con gli agricoltori che lavorano sul campo, innovare la capacità di recupero dell’acqua e condividere le pratiche migliori per le tecniche e tecnologie agricole di base, in quelle zone del mondo in via di sviluppo in cui si coltiva il cotone.

Cotton Connect avverte che è necessario un maggiore sostegno ai coltivatori di cotone e piccoli proprietari terrieri alle prese con gli effetti della carenza idrica, che sottpone l’industria del cotone globale a un grave rischio. Dai dati raccolti si scopre che:

In soli 15 anni si può arrivare ad un deficit del 40% della fornitura di acqua rispetto alla domanda prevista nel settore del cotone a livello mondiale (World Economic Forum). Ad esempio le falde freatiche in Cina, India e Pakistan, una volta a soli 5 ​​metri di profondità, sono in calo di ben 10 metri all’anno. (WWF)

Ci vogliono 2.700 litri di acqua per fare una T-shirt di cotone, la stessa quantità di acqua che beve in media una persona in tre anni (Better Cotton Initiative)

Anche se l’agricoltura utilizza il 70% dell’acqua a livello mondidale, sale al 90% in molti paesi in via di sviluppo, infatti solo il 20-50% dell’acqua prelevata raggiunge effettivamente i raccolti, perché è spesso si perde durante il trasferimento ai campi (WWF).

La soluzione
Il report chiede che la catena di fornitura del cotone contribuisca alla formazione degli agricoltori per ridurre l’impronta idrica in quelle regioni in via di sviluppo in cui si coltiva il cotone:

-Interventi fondamentali quali la formazione degli agricoltori e la condivisione delle conoscenze sulle pratiche agricole di base, hanno portato alla riduzione del 30% del consumo di acqua tra i piccoli agricoltori.

-L’installazione di tecnologie semplici, come i sistemi di irrigazione a goccia, hanno portato a un risparmio di acqua fino al 60%.

Con 100 milioni di piccoli agricoltori che coltivano il cotone a livello globale, l’impatto che si può avere attraverso la formazione e l’insegnamento di tecnologie di base è significativo. Per proteggere l’industria del cotone, i marchi devono essere coinvolti nel sostenere i piccoli agricoltori nel mondo in via di sviluppo, che produce il 90% del cotone mondiale.

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