Alcune dicerie intorno a San Lorenzo

La notte del 10 agosto, dedicata a San Lorenzo, il martire romano del secolo III sepolto nell’omonima basilica romana, si tengono occhi fissi al cielo e alla prima stella cadente si chiede: “Stella, mia bella stella, desidero che…”. Poi ne cade un’altre e un’altra ancora, e ogni stella, si suole dire, farà avverare un desiderio.

Queste stelle cadenti vengono chiamate dagli astronomi Perseidi, perchè pare che provengano dalla costellazione di Perseo; ma sanno bene tratta di sciami di aeroliti che vagano per lo spazio a grande velocità finchè, sfiorando l’atmosfera terrestre, s’incendiano per il forte attrito e si consumano in brevissimo tempo senza lasciare traccia.

Questa pioggia di stelle non è l’unica durante l’anno: si verifica anche nella notte tra il 13 e il 14 novembre con le Leonidi, che sembran oprovenire da un punto della costellazione del Leone, e in quella fra il 23 e il 24 dello stesso mese con le Andromeidi che giungono invece dall’Andromeda.

Nella tradizione popolare le stelle d’agosto sono dette anche fuoghi di San Lorenzo perchè sarebbero le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola del santo, durante il martirio avvenuto il 10 agosto 258, e volate poi in cielo. In realtà San Lorenzo non morì bruciato, ma probabilmente decapitato, com’era previsto per le persone del suo rango. Tuttavia la leggenda della graticola è piaciuta maggiormante all’immaginazione popolare tant’è vero che anche un proverbio veneto dice: “San Lorenzo dei martiri inozenti, casca dal ciel carboni ardenti”.

Un altro ricorda che la festa di San Lorenzo cade proprio nel mezzo della canicola, ma invita a non disperarsi perchè “San Lorenzo la gran calura, Sant’Antonio la gran freddura, l’una e l’altra poco dura”. Forse questa coincidenza con il periodo canicolare potrebbe spiegare la nascita della leggenda della graticola e il culto straordinario di cui ha goduto il martire che è anche invocato contro gli incendi, nonostante la fine leggendaria. Tuttavia, non è improbabile che nella sua festa si siano cristianizzate feste solari sia romane sia celtiche.

Le stelle cadenti son dette anche “lacrime di San Lorenzo” perchè secondo un’antica credenza sarebbero quelle che il martire versò durante il supplizio e che vagano nei cieli per scendere sulla terra nella magica notte agostana. Giovanni Pascoli scrisse una poesia ispirandosi a questa tradizione, rievocando la morte del padre (X Agosto).

Ognuno proietta nella realtà i propri fantasmi sulla realtà che lo circonda, e Pascoli vedeva in questi aeroliti lacrime di dolore, altri invece amano illudersi che siano messaggeri di desideri. Pochi sanno semplicemente contemplare.

In Romagna si raccomanda nel giorno di San Lorenzo di immergersi sette volte nelle acque del mare per purificarsi e propiziarsi fortuna e felicità. Oppure si può fare anche un solo bagno perchè, spiega un proverbio “E’ bagn è de’d’Sa’ Lurénza e’ va par set”, il bagno nel giorno di San Lorenzo vale per sette. Il 10 Agosto, riferiva nel 1927 Lorenzo Miserocchi, “ha luogo un’affluenza straordinaria di bagnanti specie da lcontado, dominati dalla credenza superstiziosa che l’acqua di mare possegga non si sa quale misericordiosa virtù di guarire mali di ogni specie mediante sette bagni che non pochi semplicioni scrupolosamente effettuavano una volta”. Quell’usanza è un’ulteriore prova che nel culto di San Lorenzo sono confluiti culti solari, che in quest’area di colonizzazione celtica si esprimevano nella festa di Lugnasad in onore del dio Lug.

Una leggenda narrata a Cervia giustifica in chiave cristiana l’usanza. Tanto, tanto tempo fa la cittadina, che sorgeva tra paludi e salune, fu colpita da febbri malariche che decimavano la popolazione. Si era in piena estate ele saline non potevano più essere curate. La miseria e la fame battevano alle porte. Si cominciò a pregare nella chiesa maggiore facendo anche penitenza. La situazione si protrasse finchè finchè un giorno non vi entrò una giovane vestita di bianco, con le trecce spioventi e gli occhi fissi al cielo. Dal volto sofferente si capiva che era stata colpita dalla malaria. Inginocchiatasi, fra lo stupore di tutti iniziò a gridare: “Miracolo! Miracolo!”.

Alla gente che l’interrogava la ragazza spiegò: “Ho avuto in sogno la visita di San Lorenzo, contornato da una luce abbagliante. Dopo avermi benedetto mi ha domandato quale grazia volessi. <> l’ho implorato. <> spiegò <>. Poi si dileguò in una nube dorata”.

La mattina seguente, era il 10 Agosto, festa del Santo, si caricarono i malati sui barrocci per condurli sulla riva del mare dove, appena immersinell’acqua, furono risanati: così perlomeno sostiene la leggenda.

La notizia si propagò per tutta la Romagna sicchè negli anni successivi la popolazione accorreva al 10 agosto in riva al mare per preservarsi o guarire dalle malattie con il miracoloso bagno. Ancora a oggi a Cervia si celebra il rito che comincia di prima mattina con una passeggiata nella pineta, prosegue con il gioco della cuccagna nell’acqua e, nel pomeriggio, con una tombolata gigante al suono della banda, per concludersi, la sera, con gli immancabili fuochi d’artificio.

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