Animali: chi compie maltrattamenti e crudeltà è un pericolo per la società

“Nessuno causerà inutilmente dolori, sofferenze o angosce ad un animale da compagnia.” Così la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia sancisce la dignità animale nell’organizzazione della società umana. Da allora il valore della vita animale è diventato patrimonio delle istituzioni e dei cittadini europei.

A livello globale, negli ultimi 10 anni, la sensibilità dell’opinione pubblica verso i temi legati alla vita e al benessere animale è certamente cresciuto considerevolmente a tal punto da condizionare le scelte delle pubbliche amministrazioni e degli operatori economici. Anche la politica e il mondo dello spettacolo sono stati enormemente influenzati dalla diffusione di una cultura animalista.

Chi non ricorda le recentissime gare dei politici italiani a farsi immortalare per le prime pagine dei tabloid con in braccio il proprio “figlio peloso”? Folclore a parte, in Italia, la legge n°189 del 20 luglio 2004, contiene le disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli animali in combattimenti clandestini o in competizioni non autorizzate. Per quanto riguarda chi ha a cuore gli amici pelosi, se è ingeneroso rinnegare i passi da gigante fatti negli ultimi anni, sarebbe altrettanto sbagliato non vedere quanta strada bisogna fare affinchè la dignità animale sia riconosciuta da tutti. Basta consultare la cronaca di questa estate 2014.

Macabro “canicidio” al porto di Reggio Calabria con un dobermann lanciato in acqua con una zavorra legata al collo, gatto squoiato e appeso ad una cancellato a Perugia, cane sepolto vivo in una spiaggia del veneto, gattino di tre mesi ferito alla gola e chiuso in un sacchetto della pattumiera a Reggio nell’Emilia, e ancora lupo ucciso e lasciato in bella vista in una piazza del Grossetano. Per non parlare dei casi di sesso con gli animali che si riscontrano in tutto l’Occidente. Eppure specialisti e dati scientifici stanno attestando, con sempre maggiore convinzione, che il perseguitare i reati sugli animali sia una misura non solo doverosa verso la morale comune, bensì necessaria per prevenire reati verso la pubblica incolumità.

Dagli Stati Uniti, lo stesso Obama si è espresso in modo molto chiaro: “Oltre ad essere inaccettabile in quanto tale, la violenza verso gli animali è collegata ad un comportamento violento generalizzato, specialmente la violenza domestica e noi abbiamo bisogno di rendere nota questa connessione e di lavorare per contenerla. Condanne pesanti sono importanti e io le supporto ma sappiamo che l’incarcerazione da sola non può risolvere tutti i nostri problemi. Come presidente io continuerò a garantire che tratteremo la crudeltà su animali per il serio crimine che è e indirizzeremo a divulgare la sua connessione con i più ampi patterns comportamentali di violenza”. Sempre dagli Stati Uniti, il parere del già Vice Procuratore Distrettuale di New York, Moran, è illuminante: “Una persona che tortura o uccide un animale è spesso violenta anche nei confronti delle persone. Ne consegue che le condanne per maltrattamenti agli animali permettono di mettere i soggetti che compiono abusi in prigione o in terapia.”

Il maltrattamento di animali è ritenuto un grave indicatore di pericolosità sociale, ossia la persona che ha commesso il reato (maltrattamento o uccisione di animali) è molto probabile compi in futuro altri comportamenti pericolosi per l’intera società. Il rapporto con gli animali è oggi un indicatore che ha già ottenuto il massimo riconoscimento di attendibilità dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Associazione Psichiatri Americani, dal Dipartimento di Giustizia Minorile e Prevenzione della Violenza USA, dal Federal Bureau Investigation (FBI).

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