Azienda biodinamica: la filosofia dell’autosufficienza ideale-parte quinta

Siamo giunti alla conclusione di questa breve indagine sull’agricoltura biodinamica. Oggi sarà mia cura decrivere in breve cosa sia l’azienda agricola biodinamica e quali sono le differenze principali tra agricoltura biodinamica, tradizionale e biologica.

L’azienda agricola è un’impresa biologica. Non v’è organismo vivente su questa terra che possa sopravvivere se non in simbiosi con altri esseri viventi. Mentre l’uomo e gli animali espirano l’anidride carbonica necessaria alla vita vegetativa, così le piante producono l’ossigeno necessario all’uomo e all’animale (è “conditio sine qua non”). Da un lato le piante hanno la capacità di assorbire sostanze inorganiche e trasformarle in sostanza organica; dall’altro l’uomo e l’animale fanno il contrario, assorbono sostanze organiche, le distruggono e le mineralizzano. Questo è l’esempio di come l’azienda biodinamica miri a diventare un’unità biologica autosufficiente, dove si trovano in equilibrio terra, vegetazione, animali, uomini. Perciò sarebbe necessario cercare di produrre tutto quello che serve per l’azienda all’interno dell’azienda stessa. Un numero proporzionato di animali è di grande aiuto in questo senso.

Grandi quantità di sostanze animali, vegetali e minerali dovrebbero circolare all’interno dell’azienda. Allo stesso modo che in un organismo vivente, i processi che si svolgono all’interno dell’azienda dovrebbero avere una certa forza per mantenere la salute e la produttività. Quindi l’attività principale è quella di lavorare attivamente per stimolare questi processi e in primis l’attività biologica nella terra e quindi la fertilità. Le leguminose, il sovescio verde, il compost che agirà come un fermento nella terra, il drenaggio e l’aratura per ottenere il giusto equilibrio fra aria e umidità nella terra, l’uso dei preparati biodinamici, sono tutte parti di questo lavoro cosciente.

E’ un lavoro di cosciente consapevolezza, come si è (ma non sempre), consapevoli del nostro corpo, e di ciò di cui esso ha bisogno per funzionare al meglio, prestando attenzione alle sue richieste, osservando, ascoltando.

L’agricoltura biodinamica, non è dunque solo una pratica, ma una filosofia di vita, e questo la differenzia dalle altre pratiche agricole, cioè l’agrucoltura tradizionale e quell abiologica. E’ un modo di pensare e agire insieme e per la natura, aiutandola e stimolandola grazie alla conoscenza dei processi vitali che vi si svolgono.

Oltre a recuperare pratiche tradizionali, quali il sovescio e la rotazione delle colture, l’agricoltura biodinamica si basa su una serie di “preparati” utilizzati in dosi omeopatiche, che funzionano come vere medicine per il terreno e per le piante. Ne risulta un progressivo risanamento del terreno, con un aumento di humus stabile, e una qualità superiore dei prodotti.

Oggi l’agricoltura biodinamica è praticata con successo in tutto il mondo, dall’India all’Australia, dall’Africa al Canada. Della diffusione del metodo biodinamico in Italia si occupa l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, che ha sede nazionale ma è strutturata con sezioni regionali.

Ecco alcuni esempi in Italia: Le Cascine Orsine di Zelata (PV) che produce riso e cereali, l’Agrilatina di Latina, che può vantare di avere le serre a cielo aperto più grandi d’Europa e la Cooperativa Salamita in Sicilia, alla quale sono collegate un centinaio di piccole aziende. In Toscana, La Nuova Casenovole di Civitella Paganico (GR) produce pasta di eccellente qualità e carne bovina e, la Oeko ha convertito alla biodinamica la sua produzione di olivello spinoso (ricco di vitamine A,C,E), i cui effetti preventivi in diverse malattie sono ben noti. In Piemonte, La Nuova Cappelletta di Vignale Monferrato (AL) produce vini ottimi utilizzando le tecniche più avanzate.

E per concludere una profetica frase di Kahlil Gibran: ‘‘Non si progredisce cercando di migliorare ciò che è stato fatto, bensì cercando di realizzare ciò che ancora non esiste.’’

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