Le buone azioni del Cardo Mariano sul fegato

Oggi mi avventuro a esplorare le proprietà del Cardo mariano, il Silybum marianum. Molti avranno presente il cardo perchè con esso si identifica di solito il bel gambo del carciofo o la sua infiorescenza.
Ma la pianta di cui parliamo oggi , è una pianta erbacea presente in Europa meridionale e occidentale; in Italia cresce dalla pianura alla zona submontana, nei terreni rocciosi incolti e asciutti. La parte della pianta di cui si usano i principi attivi è costituita dai frutti, detti acheni e impropriamente chiamati semi, che si raccolgono in luglio-agosto, quando i capolini cominciano ad aprirsi, verso la fine della fioritura.

Il nome cardo ha un significato tutto particolare, significa arpione (dal celtico ard = spina); il termine Silybum invece, deriva dal greco silybon, che significa ciuffo, e probabilmente allude al fiore che ha un bel ciuffo di petali colorati lilla-violacei; mentre la parola mariano, cioè di Maria, pare che alluda alle venature bianche presenti nelle foglie, che la leggenda vuole siano i segni lasciati dal latte che la Madonna fece cadere su questa pianta mentre allattava al seno il Bambino.

Storicamente il Cardo mariano viene rammentato nella Bibbia come pianta medicinale, e anche Teofrasto e Plinio il Vecchio lo descrivono e ne parlano in relazione ai benefici che esercita sulla secrezione biliare. Nel medioevo fu coltivato nei monasteri e questo fatto ne facilitò la diffusione. Ma fu solo negli anni ’60 che sulla base di alcuni studi tedeschi, che vennero confermate le proprietà del Cardo mariano per le patologie del fegato, e se ne diffuse l’uso per i disturbi epatici acuti e cronici, quali le epatiti, come agente epatoprotettore e nelle intossicazioni alimentari.

I principi attivi sono la silimarina e la silibina, le cui concentrazioni nella pianta variano a seconda della sua provenienza. La silimarina e la silibina hanno la capacità di incrementare nel fegato la concentrazione di due sostanze molto importanti per il nostro organismo, il glutatione (GSH) e la superossidodismutasi (SOD), che rappresentano i due più importanti sistemi fisiologici di difesa contro i radicali liberi.

Studi sperimentali, hanno evidenziato un’attività epatoprotettrice e antiossidante della silimarina, studi che hanno ancora una volta confermato l’uso tradizionale che si faceva di questa pianta per i disturbi del fegato. Non solo, il Cardo mariano ha un’attività antinfiammatoria e antiallergica, oltre alla capacità di ridurre l’azione carcinogena di diverse sostanze chimiche e l’azione epatotossica dei farmaci antitumorali.

L’azione epatoprotettrice si esplica prevenendo o riducendo le alterazioni che si producono a carico del fegato, come la steatosi (infiltrazione grassa del fegato) e la colestasi (diminuzione o arresto della bile i cui elementi refluiscono nel sangue), provocate da sostanze tossiche, come alcuni farmaci, o l’assunzione cronica di alcool.

Il meccanismo d’azione della silimarina si spiegherebbe con la protezione esercitata sulla membrana delle cellule epatiche tramite la sua azione antiossidante e per l’interazione con la componente lipidica delle membrane stesse, che di fatto non riuscirebbero più ad assorbire le sostanze tossiche, divenendo anche più resistenti alle lesioni.

Sembra anche che il Cardo mariano contribuisca a rigenerare le cellule del fegato, poiché la silibina riuscirebbe a penetrare all’interno della cellula fino al nucleo, dove di fatto agevolerebbe la sintesi proteica attraverso lo stimolo su RNA e DNA, con conseguente maggior replicazione cellulare e rigenerazione dell’epatocita (cellula epatica). Altri meccanismi agirebbero sui sistemi di detossificazione e sul rilascio di sostanze benefiche dall’effetto antiflogistico (dal greco anti = contro e flògosi = infiammazione).

La tradizione popolare riconosce al Cardo mariano anche un’azione coleretica (aumenta la secrezione di bile) e anticolesterolo, soprattutto endogeno. L’uso di preparati a base di Cardo mariano è quindi consigliato a chi ha necessità di detossificare il fegato, sia a causa di intossicazioni alimentari, acute o croniche, sia in caso di epatiti di natura virale o alcolica; ma anche in caso di alti livelli di colesterolo il Cardo mariano può essere un valido supporto.

La proprietà coleretica lo rende un ottimo aiuto in caso di scarsa secrezione biliare, di bile densa con dispepsia e cattiva digestione dei grassi; perciò anche nella stitichezza lieve può risolvere il problema senza bisogno di ricorrere a lassativi drastici, in quanto l’accresciuta produzione di bile favorisce le funzioni intestinali.

Il Cardo mariano si è rivelato una pianta ben tollerata, che fino ad oggi non ha mostrato reazioni avverse né interazioni con farmaci. Per il suo contenuto di tiramina è necessaria cautela nei soggetti ipertesi, poiché questa sostanza può far aumentare la pressione arteriosa.

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