Club Alpino Italiano: no a moto e quad sui sentieri in quota

Le vacanze in montagna sono l’anticamera del riposo soprattutto in estate, nella tranquillità di sentieri e percorsi, immersi nel silenzio di prati e boschi, dove la mente stacca dai rumori cittadini o dal tremendo vocio delle spiagge gremite di bagnanti. Che pace!

Questo è ciò che tutti coloro che vanno in montagna immaginano, ma non sempre è così, perchè è piuttosto facile incontrare moto e quad sui sentieri montani, che disturbano con inquinamento acustico e gas di scarico la pace di tranquilli escursionisti.

E’ per questo che il Club Alpino Italiano dice un netto no all’accesso indiscriminato di moto e quad ai sentieri di montagna. I sentieri vengono messi a rischio da appassionati di motocross e quad, che danneggiano percorsi nati per chi cammina o corre, con l’inevitabile conseguenza di danneggiarli. I volontari del Club con grande fatica mantengono, senza oneri pubblici, oltre 60mila km di sentieri di montagna.

IL via vai di questi mezzi a due o quattro ruote spiega il CAI: “produce un alto impatto ambientale sulla fauna, sulla flora e sul fondo di mulattiere e sentieri che i volontari Cai mantengono faticosamente e senza oneri pubblici”. Ecco perchè si ritiene necessario un intervento a livello legislativo nazionale.

Infatti sia le moto che i quad, afferma il Cai, minano la sicurezza degli escursionisti, poichè chi si muove a piedi finisce per essere la parte debole anche sui sentieri. Come conseguenza le gente si sente disincentivata a frequentare la montagna senza un mezzo, e questo è un grosso ostacolo allo sviluppo, alla valorizzazione e alla tutela del territorio montano, oltre al danno ambientale. Da qualche tempo alcune Regioni stanno approvando leggi che, accanto ad alcune misure che vanno nella direzione della tutela delle rete escursionistica e della montagna, contengono norme e provvedimenti che ne favoriscono un uso inappropriato e questo non va bene.

Ad esempio la Regione Emilia-Romagna ha approvato la legge regionale sulla rete escursionistica e valorizzazione delle attività escursionistiche, che fornisce una definizione di escursionismo che “non pone alcuna limitazione concettuale al fatto che esso venga praticato con l’utilizzo di mezzi motorizzati e prevede la possibilità di percorrere i sentieri anche con mezzi a motore, in evidente contrasto con la finalizzazione dei percorsi escursionistici, affermata dalla legge, alla ‘promozione delle aree naturali … e allo sviluppo sostenibile'”.

La Lombardia, “una regione la cui superfice montana è pari 1.032.322 ettari (dati Uncem, 2011), si accoda. Il 9 luglio scorso il Consiglio Regionale ha approvato il progetto di legge 124 che consente ai sindaci dei Comuni lombardi di autorizzare lo svolgimento di manifestazioni che prevedono l’utilizzo di mezzi a motore su sentieri, mulattiere e boschi. Il Cai Lombardia aveva lanciato una petizione on line per invitare i consiglieri a non votare il pdl (oltre 42mila firme), ma dopo un primo congelamento della proposta che ne rimandava l’esame a dopo le elezioni, lo stesso è stato poi approvato. Tra gli esiti collaterali di questo progetto di legge vi è quello di mettere a serio rischio i boschi di pianura, già assediati e continuamente erosi dalle continue costruzioni”.

Non bisogna dimenticare che il problema si estende a tutto il territorio nazionale e bisogna anche considerare l’uso delle motoslitte nel periodo invernale. Non dimentichiamo che il nostro bel paese possiede una rete di itinerari di lunga percorrenza di grande valore naturalistico, storico e devozionale, che si realizza in massima parte sulla rete sentieristica.

Eppure le presenze di viaggiatori a piedi sono assai numerose e provengono anche dall’estero, e grazie a queste presenze sono sorte anche piccolerealtà imprenditoriali agro-turistiche portate avanti da giovani, con possibili futuri sviluppi per l’economia montana.

Il Cai dice quindi “no al traffico motorizzato indiscriminato sui sentieri di montagna. Tale aberrazione concettuale e giuridica non sarebbe possibile se il quadro normativo nazionale, a cominciare dal Codice della strada, fornisse una definizione precisa di sentieri e mulattiere, finalizzandoli esclusivamente a transiti non motorizzati. Il Cai sostiene e supporta, ampliandone l’eco, le iniziative dei gruppi regionali e le proteste degli escursionisti a difesa della rete sentieristica dalla inusitata apertura ai mezzi motorizzati”.

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