Crisi: stipendi bloccati, fiducia e consumi in calo

I dati pubblicati dall’Istat tra ieri ed oggi delineano un quadro economico poco confortante per il nostro paese: le retribuzioni, in particolare quelle dei dipendenti pubblici, sono completamente bloccate, il clima di fiducia di imprese e famiglie è in discesa, mentre i consumi continuano a ridursi anche nel settore alimentare: insomma manca del tutto il previsto effetto positivo dei famosi 80 euro in più in busta paga e neanche il buon andamento dei mercati finanziari in questi giorni, gonfiati dalle aperture del presidente della banca centrale europea, Mario Draghi, sortiscono un reale impatto sul paese e sull’economia reale, ma veniamo al dettaglio:

  • l’indice delle retribuzioni contrattuali nel periodo di luglio 2014 restano sostanzialmente ferme rispetto al mese precedente. Si registra un incremento dell’1,1% in confronto con lo stesso periodo del 2013, ma solo per i dipendenti di aziende private, mentre non vi è alcuna variazione per i dipendenti pubblici, i cui stipendi rimangono completamente fermi. I dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale sono il 59%. I contratti collettivi nazionali coinvolgono il 41% dei lavoratori dipendenti ed i tempi medi di attesa per i rinnovi sono nel complesso di 31 mesi per la totalità dei dipendenti, ma di 16,1 mesi se si restringe il campo ai soli dipendenti del settore privato.
  • La fiducia dei consumatori, valutata per il periodo di agosto 2014 (posto come riferimento 2005=100) scende nel suo complesso da 104,4 del mese precedente a 101,9 e riguarda tutti i vari settori: il maggiore calo si registra per l’aspetto economico (da 114,2 a 107,6). Le attese economiche per il paese (già da un pò nel campo dei numeri negativi) precipitano da -79 a -91 mentre si incrementa l’aspettativa di aumento per la disoccupazione (indice da 53 a 56). Sul territorio nazionale il clima di fiducia si riduce dappertutto salvo che nelle regioni centrali dove rimane stabile.
  • La fiducia delle imprese in agosto 2014, calcolata sempre con l’indice che pone 2005=100, scende a sua volta da 90,8 di luglio ad 88,2 di questo mese ed investe tutti i settori di impresa: manifatturiere (da 99,1 a 95,7) raggruppamenti industriali per i beni di consumo (da 98 a 94,8) per beni intermedi (da 101,7 a 97) beni strumentali (da 97 a 95,7) imprese di costruzione (da 83 a 77). Le aspettative globali sull’andamento economico scendono da -24 a -33.
  • Il commercio al dettaglio, monitorato per il mese di giugno 2014 resta sostanzialmente invariato rispetto al mese precedente, ma considerando il trimestre aprile-giugno va riducendosi rispetto al trimestre precedente del -0,2% e nel confronto tendenziale rispetto a giugno 2013, nel giugno 2014 il calo registrato è del 2,6% ed interessa sia i prodotti alimentari (-2,4%) che non alimentari (-2,8%). Le vendite dello scorso giugno risultano diminuite rispetto allo stesso mese del 2013 sia nella grande distribuzione (-1,3%) che nelle piccole imprese (-3,9%).

I dati si commentano da soli ed è molto difficile aspettarsi rilevanti cambiamenti a breve termine senza una svolta decisiva delle politiche economiche italiane ed europee.

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