Elogio dell’olio di cocco

E’ certo che il nome Cocco ha una strana e anche buffa origine. Gli fu attribuito da Linneo nel 1753, e probabilmente deriva dal vocabolo portoghese “coco” quale parola tronca del termine macaco, perchè la noce di Cocco era comparata al muso della scimmia, per l’aspetto del suo guscio fibroso. Il termine “nucifera” deriva dal latino e significa “portatore di noci” (da nux = noce, e fero = porto).

La coltivazione del Cocco a scopo commerciale è limitata ad una zona pantropicale, in cui la temperatura media non si discosta mai molto dai 20°, e nella quale regna costantemente una elevata umidità; questa pianta, inoltre, non teme,  una certa percentuale di sale (cloruro di sodio) nei terreni dove affonda le sue radici, ma anzi sembra che una certa salinità le sia di giovamento per una crescita rigogliosa e una produzione più abbondante di frutti.

I frutti sono di forma ovale voluminosa, con tre spigoli arrotondati; possono arrivare fino ai 2 kg di peso e sono provvisti di tre involucri: il più esterno è un’epidermide (epicarpo) liscio e sottile, inizialmente di colore verde, che via via che matura, diventa prima giallastra e poi bruna; poi lo spesso strato fibroso (mesocarpo) che racchiude al suo interno un endocarpo legnoso durissimo; nelle noci immature esso racchiude a sua volta l’endosperma (= tessuto ricco di nutrienti destinato ad alimentare l’embrione) oleoso, o mandorla, cavo all’interno e ripieno di un succo opalescente lattiginoso, di sapore fresco e zuccherino, detto “latte di Cocco” e utilizzato dall’uomo come bevanda rinfrescante, che diminuisce in quantità man mano che il frutto matura.

Dalla noce di cocco si ricavano numerosi prodotti di interesse commerciale. Dal mesocarpo fibroso si ottengono le fibre di Cocco, un materiale tessile dagli utilizzi più diversi usato per confezionare tappeti, stuoie, zerbini, cordami, spazzole, imbottiture per materassi e cuscini, pannelli isolanti per coibentazione, cinghie di trasmissione, e come concime, combustibile e carta, con i residui più minuti risultanti dalle varie manipolazioni.
Il durissimo guscio legnoso è adoperato per realizzare piatti, tazze, coppe e vasi che possono essere intagliati e levigati, dando vita a manufatti molto caratteristici, pratici e difficilmente si rompono.

Detto questo, ciò che intendiamo trattare qui e che cattura la nostra attenzione è l’endosperma, cioè la polpa bianca oleosa, commestibile e con una composizione variabile in base alla maturazione del frutto: allo stato fresco contiene circa il 50% di acqua, il 30-35% di sostanze grasse, cellulosa, sostanze proteiche, gomme, ecc. Nei luoghi di origine, per semplice pressione della polpa fresca, si estrae l’olio (olio di Cocco). La polpa è anche fatta essiccare, e in questo modo la percentuale di acqua scende fino al 4-7%, mentre la percentuale di olio raggiunge quasi il 70%.

La polpa essiccata del Cocco si chiama copra: questo nome deriva dal vocabolo “koppara” che nella lingua dello stato del Kerala, nell’estremo sud dell’India, significa “Cocco secco”. E’ la copra quindi la parte del Cocco che riveste il maggior interesse commerciale, perché concentra la massima quantità di olio, è leggera e facilmente trasportabile: in Europa, Stati Uniti e Australia costituisce la materia prima per l’estrazione dell’olio di Cocco, chiamato infatti anche olio di copra. La copra, grattugiata o in polvere, trova uso anche in campo alimentare, particolarmente in pasticceria, per il suo gradevole e tipico sapore, in alternativa a mandorle e nocciole.

A temperature inferiori ai 24°, l’olio di Cocco si presenta solido, di colore avorio, ma all’aumentare della temperatura fonde piuttosto velocemente; nei climi più freschi perciò si presenta in forma di burro, mentre nei luoghi di origine, più caldi, è sempre in forma di olio con un odore molto leggero e delicato, appena percepibile. Per ciò che concerne la sua composizione, esso contiene numerosi acidi grassi, la maggior parte dei quali saturi; i principali sono acido laurico (48,5%), acido miristico (18%), acido palmitico (8,5%), acido caprilico (7%), acido oleico (7%), ed altri ancora contenuti in quantità più modeste.

L’olio di Cocco trova impiego in campo alimentare, industriale e cosmetico.
Tra gli usi alimentari va ricordato il largo impiego dell’olio di Cocco nella preparazione di margarine e burri vegetali; molto resistente alle alte temperature, è utilizzato come olio da cucina, per la preparazione di dolci, prodotti da forno e per fritture; è poco incline ad ossidarsi e per questo difficilmente irrancidisce.

In campo industriale, si utilizza per la preparazione di schiumogeni di derivazione naturale per la preparazione di saponi da toeletta, detergenti liquidi quali bagnoschiuma, shampoo, e detersivi meno aggressivi di quelli chimici tradizionali; l’olio entra anche come emolliente nella composizione di schiume da barba e dentifrici.

Considerevole è l’uso cosmetico dell’olio di Cocco per le sue benefiche proprietà nei confronti della pelle e dei capelli: nei paesi tropicali è tradizione che le popolazioni lo adoperino quotidianamente per ungere il corpo ed i capelli, allo scopo di nutrire la pelle, preservarla dalla secchezza e dall’invecchiamento rendendola setosa ed elastica, nonostante gli effetti del sole che a quelle latitudini è particolarmente aggressivo, e per proteggere i capelli che diventano più corposi, lucidi e sani.

L’olio di Cocco è l’ingrediente base anche del rinomato Monoi di Tahiti, un olio vegetale profumato ottenuto dalla macerazione dei fiori di Tiarè nell’olio di copra, simbolo della bellezza delle donne polinesiane, e ormai conosciuto ovunque per le sue proprietà cosmetiche su pelle e capelli.

Riprendendo gli usi tradizionali di quelle popolazioni, anche in Europa e in Italia si è diffuso l’utilizzo dell’olio di Cocco puro, o sotto forma di creme emollienti e unguenti, per nutrire la pelle, evitarne l’invecchiamento precoce e l’inaridimento causato dalla prolungata esposizione al sole. Usato prima della doccia, non solo in estate, un massaggio con quest’olio rende la pelle nutrita e setosa, senza necessità di applicare successivamente alcuna crema; adoperato come dopobagno, in qualunque stagione, l’azione elasticizzante aiuta a prevenire la comparsa di smagliature.

Al mare, effettuando un massaggio prima del bagno, si evita che la salinità e l’esposizione al sole secchi l’epidermide, rendendola arida e squamosa. Una dose generosa di olio di Cocco nutre la pelle, ma è necessario tener conto del fatto che solitamente è privo di filtri solari, quindi deve essere associato a un solare protettivo, o il suo uso è da riservare al momento in cui la pelle avrà raggiunto una certa abbronzatura, che sarà prolungata e resa più intensa e dorata.

L’olio di Cocco è anche un ottimo nutriente per la pelle del viso e delle labbra: si può aggiungere qualche goccia all’abituale crema per il viso, che risulterà molto più nutriente e dotata di proprietà antinvecchiamento. Si può utilizzare anche come detergente e struccante, massaggiandolo delicatamente sulla pelle del viso, anche intorno agli occhi, e asportandolo poi con un dischetto di cotone inumidito e ben strizzato, rinnovato più volte.

L’olio di Cocco puro, naturalmente di buona qualità, è utile anche per nutrire e proteggere la pelle dei bambini, poiché è completamente naturale ed è privo di sostanze chimiche nocive, come parabeni e profumi sintetici.

Applicato sui capelli, l’olio puro agisce da ristrutturante, li preserva dai raggi solari e dalla salsedine, li nutre e dà loro corpo e pettinabilità, li mantiene sani e lucenti, evitando l’effetto “stoppa” causato dall’inaridimento; è particolarmente adatto a capelli secchi, sfibrati, ispidi o crespi. Si può applicare sia in piccole quantità, dopo lo shampoo sui capelli umidi proprio come un balsamo senza risciacquo, sia come impacco da lasciare alcune ore, o anche una notte intera, avendo l’accortezza di avvolgere il capo con una leggera cuffietta: dopo lo shampoo i capelli risulteranno ristrutturati, più corposi, docili al pettine, non elettrizzati, luminosi e molto più belli.

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