Il fabbisogno delle aziende ai tempi della crisi

La Confcommercio, attraverso l’Osservatorio Credito e tramite una serie di interviste registrate negli ultimi giorni di giugno, ha effettuato un’indagine su un campione statisticamente rappresentativo dell’universo delle imprese italiane del commercio, del turismo e dei servizi. L’analisi si basa sulla valutazione di 1.538 casi al fine di conoscere i comportamenti del panorama industriale nostrano nel secondo trimestre del 2014.

Alla domanda relativa alla capacità delle imprese di riuscire a far fronte al proprio fabbisogno finanziario, il 48% degli intervistati ha ammesso di non essere stato in grado di raggiungere il proprio obiettivo (dal 53% del trimestre precedente) ed il 31% (dal 24.3%) di esserci riuscito a fatica.Ciò è la dimostrazione di un miglioramento generalizzato anche se limitato, dovuto soprattutto a stratagemmi e soluzioni approssimative che comunque non sono sempre garanzia di successo.

Dopo i minimi toccati nel 2013 si registra il secondo aumento trimestrale per ciò che riguarda il ricorso al canale bancario: le richieste di finanziamento (nuovo o rinegoziazione di uno già in essere) presso gli istituti creditizi sono salite al 15.9% (dal 14.6% del trimestre precedente) a dispetto di una media che nel 2013 si attestava leggermente sopra il 10% ma, seppur in crescita le richieste accolte (26.7% rispetto al 25.4% del primo periodo dell’anno), il tasso di partecipazione bancaria è ancora lontano dai numeri registrati negli anni precedenti: agli inizi del 2013 (il periodo più buio degli ultimi cinque anni) il 30% circa delle richieste veniva accolto e nel 2012 la media annuale era prossima al 35%, senza dimenticare che nel 2009 la soglia superava decisamente il 60%.

Le percentuali negative relative ai “rifiuti” sono poi ancora più rilevanti se si procede con una comparazione regionale: nel “Mezzogiorno” addirittura l’81% delle richieste di finanziamento non sono state accolte o accettate per somme inferiori a quanto richiesto. Se, quindi, le aziende italiane tornano ad investire e a voler scommettere sul sistema produttivo – seppur lentamente – è l’apparato bancario a non essere in grado di sostenere questo nuovo trend e ciò in considerazione della mancanza di garanzie da parte delle stesse aziende e dal cosiddetto “rischio impresa”, accresciuto nell’ultimo triennio in conseguenza di un numero crescente di fallimenti.
L’analisi della Confcommercio si conclude con un dato amaro e cioè col tasso effettivo di finanziamento delle imprese del terziario pari al 4.2% (in crescita dal 3.7%) che dimostra come ad oggi soltanto 42 imprese su 1000 siano in grado di ottenere un finanziamento (ancora più basso per il sud). Si tratta di un numero drammaticamente basso che certifica la perdurante crisi del sistema produttivo italiano, una stretta creditizia che non accenna ad allentarsi e per le imprese (soprattutto quelle di piccole dimensioni e dislocate in zone disagiate e ad alto rischio) la conferma di un accesso ai finanziamenti sempre più tortuoso, tra limitazioni e costi elevati che non garantiscono ritorni proporzionati agli investimenti.

Se a ciò si affianca la crescita negativa del Pil registrata nell’ultima rilevazione, le oltre 100 mila imprese che hanno in corso una procedura concorsuale tra fallimento e concordato preventivo ed il continuo stallo dei consumi – certificato anche da un indice inflattivo in declino – allora il futuro sembra meno roseo di quanto previsto solo un semestre fa.

La svolta economica appare ancora lontana ed è per questo che molta fiducia è riposta nell’imminente afflusso indiretto di capitali verso il settore imprenditoriale che giungerà a settembre dalla Banca Centrale Europea, i cui effetti reali, però, saranno visibili solo tra 9-12 mesi, a dispetto di quelli virtuali, invece positivamente certificati da mercati finanziari di nuovo in rialzo.

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