Giornata ONU dei popoli indigeni, “sono portati alla scomparsa” dall’avidità e dal razzismo delle nostre società

In occasione della Giornata ONU per i popoli indigeni, che si celebra ogni anno il 9 agosto, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni Survival International ricorda all’opinione pubblica internazionale che i popoli indigeni non sono “primitivi” e non stanno “scomparendo”, bensì “sono portati alla scomparsa” dall’avidità e dal razzismo delle nostre società, che continuano a privarli delle loro terre e delle loro risorse.

La differenza è sostanziale: non si tratta di un fenomeno storicamente inevitabile, naturale e inarrestabile come molti vorrebbero credere, bensì della drammatica conseguenza di azioni criminali che, in quanto tali, possono e devono essere fermate.

I popoli indigeni che nel corso del XX secolo hanno subito persecuzioni, violenze e persino il genocidio sono incalcolabili. Tra questi:

– gli Aché, che nell’aprile 2014 hanno trascinato il governo del Paraguay in tribunale per il genocidio subito negli anni ’50 e ’60, quando i colonizzatori organizzavano spedizioni per uccidere gli uomini, mentre le donne e i bambini venivano solitamente catturati e venduti come schiavi. Oggi, nonostante le foreste della tribù siano state quasi totalmente distrutte per far spazio ad allevamenti di bestiame e piantagioni di canna da zucchero, la loro popolazione è di nuovo in crescita.

– gli Akuntsu, con cui alcuni operatori del governo brasiliano sono entrati per la prima volta in contatto nel 1995, scoprendo che solo 7 di loro erano sopravvissuti allo sterminio ordinato dagli allevatori che avevano invaso le loro terre negli anni precedenti. I linguisti stanno cercando di registrare e interpretare la loro lingua, per permettere loro di raccontare al mondo tutto l’orrore di cui sono stati testimoni. Ma il tempo stinge perché tra poco la loro piccola e vulnerabile tribù, ormai scesa a 5, sarà cancellata dalla faccia della terra per sempre.

– gli Jumma del Bangladesh, vittime dell’esercito e dei coloni, promotori di una sistematica campagna genocida fatta di uccisioni, stupri, torture. Nel 1997, un accordo di pace ha messo fine alle atrocità peggiori, ma le uccisioni, gli incendi dei villaggi, il furto della terra e gli arresti continuano a dilagare ancora oggi.

– molte tribù incontattate di Perù e Brasile, come i Nahua e quel piccolo gruppo isolato che alla fine di giugno è uscito dalla foresta brasiliana dopo aver attraversato il confine con il Perù. Gli Indiani hanno raccontato agli interpreti di aver subito un violento attacco al loro villaggio nel corso del quale la maggior parte degli anziani sono stati uccisi e le loro case sono state incendiate. “Sono morte così tante persone che non hanno potuto seppellirli tutti e, quindi, gli avvoltoi hanno mangiato i loro corpi”. Secondo gli esperti brasiliani, se il territorio non sarà protetto subito dai taglialegna e dai trafficanti di droga sospettati di compiere queste atrocità, si rischierà un “altro genocidio”.

“I popoli indigeni hanno sviluppato stili di vita largamente auto-sufficienti e straordinariamente diversi” dichiara Francesca Casella, direttrice di Survival Italia. “Molti dei medicinali e degli alimenti base del mondo ci vengono da loro, e hanno salvato milioni di vite. Tuttavia, continuano ad essere descritti come “arretrati” e “primitivi” semplicemente perché hanno scelto modalità differenti. La verità con cui dobbiamo confrontarci è che fin dagli albori dell’età della ‘Scoperta’, i popoli indigeni sono stati vittime innocenti della colonizzazione aggressiva delle loro terre. Rifiutandoci di riconoscerli come parti vitali e integranti del mondo moderno, al pari di tutti gli altri, l’annientamento sistematico e crudele avviato dai primi invasori continuerà inesorabile. È arrivato il momento di fermarsi. Il futuro dei popoli indigeni è solo e realmente nelle mani di ognuno di noi.”

E a dimostrare che il cambiamento è possibile, nella Giornata ONU per i popoli indigeni, Survival diffonde le immagini emozionanti di una mobilitazione pubblica che in soli due anni ha salvato gli Awá, la tribù più minacciata del mondo. Quando Survival lanciò la campagna internazionale in loro sostegno, il 25 aprile 2012, gli esperti ritenevano gli Awá ad imminente rischio d’estinzione. Oggi hanno la concreta possibilità di riprendere il controllo delle loro terre e del loro futuro, alle proprie condizioni.

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