Anche gli ambientalisti piangono per l’Italia in recessione

C’era da aspettarselo, ed era anche prevedibile, l’Italia è nuovamente in recessione economica, ma poi dalla recessione siamo mai usciti? Checchè se ne dica, i margini di crescita del PIL sono andati via via ad assottigliarsi rispetto a quel (vago?) ottimismo di ogni inizio anno per arrivare al +0,8%, come previsto dal Dipartimento di Economia e Finanza del Governo, percentuale cheè tornata negativa come comunicato dai dati Istat.

In base ai dati rilevati dall’Istat si evince che: «nel secondo trimestre del 2014 il prodotto interno lordo (Pil) è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% nei confronti del secondo trimestre del 2013», per poi aggiungere quasi con sarcasmo che «nello stesso periodo il Pil sia aumentato in termini congiunturali dell’1% negli Stati Uniti e dello 0,8% nel Regno Unito; in termini tendenziali, si è registrato rispettivamente un aumento del 2,4% e del 3,1%».

Siamo una barca messa maluccio, dato che questo dato è peggiore di quanto ci si aspettasse, dato che fino a stamattina si fermavano a -0,1%. A ben ricordare durante l’estate 2013 la crescita stimata era di un punto percentuale inferiore a quella comunicata a inizio anno: «Si è passati dal -0,9% al -1,9%, riportò allora il Manifesto,con un errore di oltre il 100%».

Secondo gli economisti della scuola keynesiana questa è una crisi “da scarsa domanda aggregata” Una crisi da scarsa domanda aggregata. E allora? La cura secondo loro ci sarebbe: un aumento degli investimenti pubblici, a coprire la fuga di quelli privati. Ma bastian contrario, il governo Renzi, imbrigliato nell’austerità europea, ha preso, come i suoi precedenti la strada opposta, e i risultati li certifica ancora una volta l’Istat: recessione. Facciamo un piccolo bilancio: gli 80 euro in busta paga, l’intervento principe della cosiddetta renzinomics, come era logico aspettarsi non ha contribuito di molto ad alleviare le pene del Paese.

E secondo voi il fatto che chiudano le fabbriche con i loro consumi di energia, materie prime e relativa diminuzione del gasi serra farà bene al paese? No, assolutamente no.

Se c’è decrescita c’è calo degli investimenti, che si ripercuote anche sull’economia verde. La nostra recessione, è solamente il risultato di un modello economico che non funziona, che mangia posti di lavoro e porta all’estremo le disuguaglianze economiche tra i cittadini. Senza recuperare la produttività perduta e ridistribuirne realmente i vantaggi nel breve termine, tali divari continueranno a peggiorare.

Se pensiamo a lungo termine non possimao certo pensare ad una crescita economica infinita il nnostro pianeta ha dei limiti, come tutti. Pensare che gli ambientalisti ne siano soddisfatti è blasfemo. Dice l’economista ecologico Herman Daly, «un’economia di stato stazionario non è una crescita economica fallita. Un aeroplano è progettato per andare avanti, e se prova a rimanere fermo in aria, sospeso, precipita. Non è fruttuoso dunque concepire un elicottero come un aeroplano che non riesce ad andare avanti. Un elicottero è un oggetto diverso, progettato per stazionare in aria, come un’economia di stato stazionario non è disegnata per crescere».

Condividi questo articolo: 




AH, LEGGI ANCHE QUESTI !



 

Altre Notizie