Goletta Verde: in Abruzzo mare “fortemente inquinato” serve una svolta

La crisi della depurazione non risparmia nessuna provincia. E nella nuova procedura di infrazione dell’Unione europea finiscono 46 agglomerati urbani abruzzesi. Legambiente: “A fronte delle criticità che ormai evidenziamo da anni serve una svolta verso la qualità e la coerenza degli interventi. La Regione investa subito i fondi disponibili coinvolgendo sia i comuni costieri che dell’entroterra”.
Mare

Otto campionamenti su nove eseguiti lungo la costa abruzzese hanno evidenziato la presenza di scarichi non trattati adeguatamente con una carica batterica che superava di almeno il doppio i valori consentiti dalla normativa vigente, con un giudizio quindi di “fortemente inquinato”. Criticità di certo non nuove in questa regione e proprio per questo è ormai indispensabile che la Regione Abruzzo affronti la sfida della depurazione con urgenza e determinazione. Anche l’Unione Europea ci chiede di fare presto: la nuova procedura di infrazione arrivata nei mesi scorsi coinvolge 46 agglomerati urbani abruzzesi nei quali sono state riscontrate “anomalie” circa il trattamento dei reflui. Legambiente chiede quindi che Regione e amministrazioni comunali, sia dei centri costieri che dell’entroterra, si attivino immediatamente per risolvere questo grave deficit depurativo e non compromettere ulteriormente una delle principali risorse di questo territorio.

È questa la fotografia scattata dalla celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che in questi giorni ha fatto tappa in Abruzzo. L’istantanea regionale sulle acque costiere dell’equipe tecnica della Goletta Verde è stata presentata questa mattina, in conferenza stampa a Pescara da Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente e Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo.

“L’obiettivo del nostro monitoraggio è quello di mettere in luce le situazioni critiche che ancora permangono lungo la costa, prelevando i nostri campioni nei tratti di mare con maggiore afflusso di bagnanti o proprio laddove intravediamo un rischio più elevato di inquinamento, così come viene indicato anche dal decreto legislativo 116/2008 – dice Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente -. Il nostro fine è quindi diverso da quello delle autorità preposte, alle quali non vogliamo sostituirci, ed è indirizzato a scovare le criticità di un sistema depurativo che in Abruzzo, cosi come nel resto del Paese, funziona purtroppo a singhiozzi ed è ancora del tutto insufficiente per tutelare la salute del mare e dei cittadini. Pur non assegnando patenti di balneabilità è evidente che la fotografia scattata da Goletta Verde – aggiunge Muroni – raffigura una regione in evidente difficoltà sul fronte della depurazione. Inoltre, tutti i punti da noi campionati risultano balneabili sul Portale delle Acque, il sito gestito dal ministero della Salute, realizzato grazie all’elaborazione dei dati dell’Arpa e delle Regioni, addirittura con giudizi per lo più di buono ed eccellente. Vorremmo una volta per tutte che Regione, Arpa, Comuni e ministero della Salute facessero chiarezza su questa situazione, lavorando non solo su un necessario adeguamento della depurazione, ma anche e soprattutto, a brevissimo termine, sulla corretta informazione a bagnanti e cittadini”.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente nei giorni 24 e 25 luglio scorso. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come“inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori. I giorni che hanno preceduto i campionamenti sono stati caratterizzati da pioggia e questo può avere influito sulla qualità delle acque campionate. Le condizioni meteorologiche non possono però essere un alibi al quale appellarsi per nascondere ben altre responsabilità.

L’unico campionamento che ha fatto registrare inquinanti contenuti entro i limiti di legge è stato quello eseguito a Pineto (località Marina), in provincia di Teramo, alla spiaggia di fronte via Liguria. Per tutti gli altri il giudizio è stato, invece, di “fortemente inquinato”. Si tratta dei tre i campionamenti effettuati in provincia di Chieti: a Vasto (foce del fosso Marino, in località Marina); a Torino di Sangro (foce del fosso del Diavolo) e Fossacesia (foce del fosso San Giovanni in località San Giovanni in Venere). A Pescara due i campionamenti “fuorilegge”: alla foce del fosso Vallelunga, in località San Silvestro, e per il prelievo in mare, presso Lungomare Matteotti, altezza via Balilla, a Pescara Marina. Ancora, sempre in provincia di Teramo, a Silvi Marina (foce del fiume Cerrano); Pineto Marina (foce torrente Calvano) e a Giulianova (località lido, alla foce del canale sulla spiaggia a nord del porto, in via lungomare Zara). Per quest’ultimo punto in particolare è doveroso specificare che lo scorso anno emersero le stesse gravissime criticità e Goletta Verde dovette subire pesanti accuse da parte dell’amministrazione comunale che mise in dubbio la scientificità delle analisi svolte. A distanza di un anno siamo tornati su quel tratto contestato e dobbiamo purtroppo riscontrare che, nonostante i proclami, nulla è cambiato.

I risultati di Goletta Verde sul fronte dell’inefficienza depurativa della regione sono confermati anche dai dati del Censimento Istat delle acque per uso civile (riferiti all’anno 2012) secondo i quali confluiscono in impianti di depurazione (secondari o avanzati) soltanto il 58,6 per cento dei carichi urbani complessivi. Inoltre, proprio alla vigilia della stagione balneare l’Unione Europea ha nuovamente avviato una procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (procedura n. 2014/2059 del 31 marzo 2014) – dopo già due condanne a carico del nostro Paese – che coinvolge 46 agglomerati urbani abruzzesi per i quali non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceve un adeguato trattamento secondario o addirittura non risultano impianti costruiti.

“Da anni ribadiamo la necessità di affrontare il grave problema della depurazione. Ciò non è ancora avvenuto e oggi riscontriamo addirittura un aumento dei punti critici, alle foci dei fiumi e dei torrenti – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo -. E’ evidente il ruolo di cartina di tornasole dei corsi d’acqua che evidenziano problemi che sono non solo sulla costa ma anche a monte, a causa di depuratori non funzionanti e scarichi illegali, che in ogni caso “consegnano” il loro apporto inquinante ai nostri mari. Non possiamo affidarci unicamente al mare e alla sua capacità depurativa per risolvere i problemi. Affrontare la situazione della depurazione in questa regione deve essere la priorità nell’agenda politica. Anche perché i soldi ci sono. Per salvare i nostri fiumi, il nostro mare e le nostre coste, e la stessa economia abruzzese, la Regione investa seriamente su questo aspetto, visto le risorse disponibili, per realizzare finalmente gli interventi necessari e convochi insieme ai comuni costieri, quelli interni che si insistono sugli assi di fiumi e torrenti”.

Legambiente chiede, infine, agli enti preposti di fare chiarezza sull’aumento di aggregati mucillaginosi che vengono segnalati in questi mesi a largo della costa abruzzese e che sta causando non pochi problemi soprattutto ai pescatori. La mucillagine sta provocando infatti sia l’occlusione delle maglie delle reti, che tendono così a rompersi, sia danni alla stessa imbarcazione. Anche se potrebbe trattarsi di un fenomeno del tutto naturale è evidente che l’apporto di nutrienti dei corsi d’acqua non depurati che finiscono in mare rischiano di peggiorare ancora di più la situazione, con conseguenze ancora gravi per l’economia locale.

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che da 30 anni si occupa della raccolta e del riciclo dell’olio lubrificante usato su tutto il territorio nazionale, è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. “Quattro chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche”, spiega Elena Susini, responsabile della Comunicazione del COOU. L’olio usato si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. Lo scorso anno in Abruzzo il COOU ha raccolto 2.977 tonnellate di olio usato – 1.140 in provincia di Chieti, 699 a Teramo, 572 a L’Aquila e 567 a Pescara – evitandone così lo sversamento nell’ambiente. “Si tratta di un buon risultato – conclude la Susini – ottenuto anche grazie all’accordo ‘Porti Puliti’ siglato tra il COOU, la Regione Abruzzo e l’Autorità Marittima per la corretta raccolta degli oli lubrificanti usati provenienti dai sedimi portuali della regione”.

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