I pinguini più alti mai scoperti fino ad ora

Siamo ormai abituati a conoscere tramite l’archeologia la megafauna gigante del passato, e l’esistenza di un pinguino gigante fossile non potrebbe che essere un deja vu. Il pinguino imperatore, Aptenodytes Forsteri, tuttavia, è la prova vivente che l’Antartide è stata la culla di alcuni uccelli molto grandi, che meritano uno studio approfondito. Partiamo dal fatto che il pinguino imperatore è alto circa 110 cm con un peso di 50kg.

Tra la nuove specie fossili studiate, il Palaeeudyptes klekowskii è la più grande di molte specie fossili provenienti dall’isola di Seymour, al largo della Penisola di Graham in Antartide. Gli unici resti sono quelli di ossa di metatarso e omero dai quali si è dedotta una massa corporea di 115kg e l’altezza di un essere umano, mentre, secondo i ricercatori, per la specie Acosta Hospitaleche, è stata stimata l’altezza di 2 metri: una creatura fenomenale! Speriamo che vengano scoperti quanto prima altri resti, per darci un’idea più concreta delle reali dimensioni di questi pinguini giganteschi.

Il pinguino Colosso invece, sarebbe sopravvissuto, con i suoi parenti stretti, grazie ad una dieta a base di pesce fornito dalle correnti di plankton, correnti molto più ricche di quelle che attualmente scorrono in Antardite. Per quanto riguarda il clima, i ricercatori pensano fosse molto simile a quello attuale della Terra del Fuoco per temperatura e piovosità. Di sicuro le dimensioni gli hanno assicurato un bel vantaggio in merito alla selezione naturale e all’evoluzione, poichè questa specie sarebbe stata in grado di permanere sott’acqua per 40 minuti, ben più a lungo di un pinguino imperatore data la capacità dei suoi polmoni.

E’ ovvio che il periodo in cui tutte queste specie si sono avvicendate, è lontano milioni di anni. La specie Grande Klekowski ad esempio è vissuta 37 milioni di anni fa, ma è possibile che vi sia un collegamento con l’attuale specie Aptenodytes (l’imperatore), che ci possa spiegare come si sono sviluppate ed evolute queste specie fino ad oggi. Non resta che augurarci che i ricercatori continuino a lavorare per coprire questo lunghissimo arco di tempo.

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