Intolleranze alimentari: Cytotoxic Test

IL terzo millennio è l’era delle intolleranze alimentari, sono sempre di più coloro che le sviluppano nel corso della loro vita o che fin dai primi anni di vita sono intolleranti ad alcuni specifici alimenti. Non sempre è facile individuare a cosa si è intolleranti e per questo lascienza ha messo apunto alcuni test specifici.

Il Cytotoxic Test è una prova di laboratorio a supporto della diagnosi di una o più intolleranze alimentari. Il test avviene tramite il prelievo di sangue e la valutazione delle modifiche subite dai globuli bianchi in seguito al contatto con gli alimenti che causano una reazione avversa nell’organismo.

Questo metodo, all’interno di un corretto percorso diagnostico, può rivelarsi utile per dare conferma o individuare l’alimento responsabile dell’intolleranza. Il test ha una buona attendibilità: il CytoTest della Italian Cytotoxic di Roma è certificato, brevettato, notificato al Ministero della Salute con marchio CE. Il costo, però, rimane a totale carico del paziente.

Tutti coloro che soffrono di disturbi all’apparato gastro-intestinale, come mal di pancia, gonfiore dopo il pasto, senso di pesantezza, spossatezza, mal di testa e nausea, devono rivolgersi al medico quando questi disturbi si propongono in maniera continuativa. Nel primo step la visita dovrà escludere alcune malattie, anche gravi che possono dare questi sintomi.

Questa è una fase indispensabile dato che le intolleranze alimentari danno segni poco specifici o comunque comuni anche ad altri disturbi. Diverso è invece il discorso realtivo alle allergie a un alimento, poichè in questo caso viene coinvolto il sistema immunitario che dà segni specifici.

Escluse altre cause e definita la probabilità di intolleranza a uno o più cibi, il medico potrebbe procedere a far seguire al paziente una dieta a esclusione: ovvero vengono rimossi dall’alimentazione del paziente, a rotazione, quegli alimenti che causano più di frequente intolleranza. In seguito è utile un test di laboratorio a supporto.

Il Cytotoxic test si basa sul principio che un cibo a cui si è intolleranti causi una modificazione più o meno grave ed evidente dei globuli bianchi. Le prime osservazioni in merito risalgono al 1956: aggiungendo un allergene al sangue intero o a sospensioni di leucociti, si potevano osservare delle modifiche morfologiche nelle cellule. Il danno ai globuli bianchi viene classificato in 4 diversi livelli: lieve, discreto, notevole rigonfiamento e grave, ossia rottura della cellula.

Per poter eseguire il test basta un prelievo di 4 ml di sangue, in ogni momento della giornata senza preventivo digiuno. Vi sono però alcuni svantaggi rilevati da studi scientifici: cioè l’identificazione di un alto numero di “falsi positivi e negativi” e la scarsa ripetibilità. Questi problemi sono in parte superati: rimane la lettura dei risultati al microscopio ottico che è ancora operatore-dipendente.

Questa metodologia si è evoluta nel tempo, è stato modificata e brevettata: oggi sono disponibili dei kit diagnostici precostituiti per numerosi cibi. È anche possibile testare, sempre con un apposito kit, l’effetto di molti additivi alimentari come acido L-ascorbico, potassio sorbato, sodio benzoato, cremortartaro, lecitina di soia, alginato di sodio, farina di semi di carrube, pectina, lattosio e acido citrico.

Per quanto riguarda l’attendibilità, la letteratura scientifica è controversa: questo è il motivo per cui il Cytotoxic Test è considerato una metodica “non convenzionale” e non è prescrivibile a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Il costo dunque è a totale carico del paziente e si aggira intorno ai 200 euro. A questo va aggiunto anche il prezzo della visita medica e della prescrizione della dieta a esclusione, di quella per la reintroduzione e dei controlli.

Tutte queste fasi sono comunque parte del percorso, perché per individuare una intolleranza serve escludere per un breve periodo l’alimento dalla dieta e consentire la remissione dei sintomi. In un secondo momento, però, il cibo va lentamente reintrodotto poiché le intolleranze alimentari non sono mai definitive. Normalmente, dopo l’astinenza, tutti gli alimenti vengono reintrodotti, magari evitando almeno in un primo periodo le assunzioni quotidiane.

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