La prima giovinezza ovvero la primula

All’inizio della stagione primaverile, la primula occhieggia nei prati, com i suoi petalini gialli, rosa, rossi o bianchi. Dato che questa piantina fiorisce quando gli insetti sono ancora pochi, spesso non vengono impollinati.

Il nome fa pensare ad una nascita precoce, che nel linguaggio dei fiori simboleggia appunto la Giovinezza. Gli innamorati nel donarla all’amata mandano questo messaggio: “La chiave del mio cielo è il tuo cuore”.

E dato che la primula annuncia la buona stagione e il rinnovamento della natura essaè diventata anche augurio di Buona fortuna. In Gran Bretagna la si offre come talismano, alla stessa stergua del mughetto in Francia. E’ famoso un apisodio accaduto alla regina Vittoria: quando il primo ministro Disraeli si recò dalla sovrana per consegnarle solennemente la Corona delle Indie, lei volle ricambiarlo offrendogli un mazzolino di primule come augurio di buona fortuna.

Ma affinchè questi fiori diventino un talismano invincibile bisognerebbe tenerli sul cuore insime con un uovo di cristallo di rocca. Narra una leggenda che un giorno SanPIetro gettò dal cielo le chiavi del Paradiso appena seppe che il Signore ne aveva voluto un altro paio. Le chiavi caddero in una regione dell’Europa settentrionale dove spuntò la prima Primula veris. Questo fiore giallo, assomiglierebbe, come racconta la tradizone popolare, alle chiavi di San PIetro, tant’è vero che nel Somerset è chiamato bunch of keys, mazzo di chiavi.

In Italia è diffusa la primula vulgaris. Ve ne sono circa 200 specie e ne vengono apprezzate le non poche proprietà medicinali. L’infuso di radici, foglie e fiori cura vertigini, palpitazioni, emicranie. Il cosiddetto “vino di primula”, che si ottiene mettendo i fiori in una bottiglia e coprendoli di vino bianco, favorisce la buona circolazione, I fiori essiccati forniscono un tè aromatico ma privo di azione eccitante. Servono inoltre a profumare la birra e a migliorare il bouquet del vino; canditi, sono dolci deliziosi.

Una piantina così benefica cela, secondo una credenza popolare fino all’Ottocento, un segreto: chi riesce a toccare con un mazzetto di primule una roccia delle fate, vedrà aprirsi davanti a lui la strada che lo condurrà al loro regno. Ma per riuscirvi deve prima indovinare il numero delle primule da adoperare per questo rito magico: se lo sbagliasse rischierebbe di essere colpito da svenure.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie