L’albero dei filosofi, il platano

Il bell’albero del platano è giunto a noi dall’Asia Minore, sacro in Lidia. Fu introdotto da Creta in Grecia e poi in Italia, apprezzato per la sua ombra straordinaria. Proprio per questo il suo nome derica dal greco platùs che significa largo, piatto. La somiglianza delle foglie con il palmo della manolo rese sacro alla Grande Madre, quella dea che a Creta era rappresentata con le cinque dita della mano aperte.

Divenne poi sacro ad Elena, figlia di Zeus e di Leda. Successivamente il platano venne dedicato ad Apollo, come accede anche per altri alberi che, appartenuti alla Grande Madre diventarono con l’invasione indoeuropea attributi di divinità maschili. Ad Atene filosofi, scrittori ed artisti amavano conversare sotto i platani dell’Accademia.

Un celebre platano era quello che si levava sulla riva dell’Illisso, sotto cui Fedro conduce Socrate per discutere di uno critto di Lisia (come descritto nell’omonimo dialogo platonico). Plinio scriveva che in Licia c’era, lungo la strada, un platano accanto a cui sogorgava una fonte di acqua freschissima: conteneva anche una caverna di ottantuno piedi, che formavano come un alloggio; la sua cima sembrava un bosco, i suoi rami erano lunghi come alberi e proiettava una grande ombra sui campi vicini.

I Romani, come i Graci, sostenevan oche questi alberi tenevano lontani i pipistrelli, considerati uccelli di malaugurio, mentre i loro capolini, presi col vino, erano un antidoto contro il veleno dei serpenti e degli scorpioni; credenza ancora testimoniata nel rinascimento da Castore Durante che consigliava “il frutto del platano bevuto ne lvino al peso di quattro denari”.

IL platano più celebre della mitologia greca si trovava su una spiaggia, nei pressi di Gortina dove Zeus, che trasformandosi in toro aveva rapito Europa, prese le sembianze di un’aquila e la violentò. Sembra che il primo introdotto in Italia sia stato quello che ornava la tomba di Diomede nell’isola a lui dedicata e che probabilmente corrisponde all’attuale San Domino, una delle Tremiti. Addirittura Plinio scriveva che veniva annaffiato col vino.

Sembra però che fosse vero perchè Macrobio ricordava che l’oratore Quinto Ortensio Ortensio, durante in cui sosteneva la difesa con Cicerone, gli chiese di invertire l’ordine delle arringhe poiche doveva andare in campagna ad annaffiare personalmente col vino un paltan oche aveva piantato.

Il platano ad oggi più famoso è quello della città di Cos, nell’isola omonima, al largo della costa turca. I rami enormi, puntellati da colonne antiche, coprono tutta la piazza mentr eil tronco ha una circonferenza di metri: secondo una credenza locale Ippocrate, anni fa, avrebbe curato i pazienti alla sua ombra.

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