L’albero del flauto magico: il sambuco

Il Sambucus nigra è un alberello che può raggiungere i dieci metri di altezza, molto ramificato su cui fioriscono fiori bianco avorio che poi lasciano il posto a grappoli di bacche nere e lucenti. Cresce un po’ ovunque, ma sembra prediligere posti abbandonati e zone vicino ad allevamenti dove il terreno è ricco di azoto per la decomposizione di foglie e rifiuti organici.

I Germani lo chiamavano Holunder, “albero di Holda”, che era una fata del folklore germanico medievale, rappresentata come una giovane donna dai lunghi capellid’oro: abitava nei sambuchi che si trovavano nei pressi delle acque dei fiumi, laghi e fonti. I contadini tedeschi rispettavano molto il sambuco tanto che, quando vi si imbattevano per i campi, si levavano il cappello. Non lo sradicavano e, se volevano tagliarne un ramo, s’inginocchiavano davanti alla pianta con le mani giunte e pregavano: “Frau Holda, dammi un poco del tuo legno e io, quando crescerà, ti darò qualcosa di mio”.

Si diceva che per curare un mal di denti si doveva camminare fino al sambuco invocando per tre volte: “Frau Holda, Frau Holda, imprestami una scheggia che te la riporterò”. Poi si staccava una scheggia e la si usava per incidere la gengiva fino a macchiare il legno di sangue. Dopo si tornava al sambuco, continuando a camminare all’indietro, e si reinnestava la scheggia nel punto in cui era stata tolta: così le si trasmetteva il dolore.

Era ed è considerato una panacea nella medicina tradizionale, infatti in Tirolo è chiamato “la farmacia degli dei”. Sette inchini per i sette doni che si ricevono dal sambuco: dai germogli, dai fiori, dalle foglie, dalle bacche, dal midollo, dalla corteccia e dalle radici.
Con i germogli si prepara un decotto che calma le nevralgie; gli impacchi di foglie curano le malattie della pelle; con i fiori si fa un tè depurativo e dalle bacche si ottiene uno sciroppo contro le infiammazioni di bronchi e polmoni.

La corteccia è emetica o lassativa, in base alla quantità che se usa: fresca cura il glaucoma, ponendola sugli occhi. La radice invece, pestata e bollita, è un ottimo decotto e impacco contro la gotta. In ultimo, dal midollo si ottiene una pappa usata, con farina e miele, per lenire il dolore delle lussazioni.

Si usava piantare il sambuco intorno a fortezze, monasteri e masi di montagna perchè si diceva che proteggesse case, cortili, bestiame e abitanti da serpi, mali e malie. Si diceva che i ferri di cavallo, strofinati con le sue foglie, non arrugginissero e preservassero dalle morsicature di serpenti e scorpioni.

Ma sembra che non solo la fata Holda abitasse i sambuchi, ma anche i coboldi che ne prediligevano il midolli, mentregli elfi si rifugiavano fra i suoi cespugli. Nelle leggende germaniche il flauto magico era un ramoscello di sambuco svuotato del midollo, che si doveva tagliare in un luogo dove non si potesse udire il canto del gallo che lo avrebbe reso roco: i suoni che se ne traevano proteggevano dai sortilegi.

Il sambuco aveva anche proprietà divinatorie: infatti se i suoi fiori erano gialli o color ruggine, annunciava un nuovo figlio. Se le infiorescenze erano piccole indicavano un anno di siccità; se invece erano rigogliose predicevano un buon raccolto.

Non possiamo dimenticare i Greci che lo chiamavano “actèa”, nutrimento. E poi nel calendario celtico il sambuco rappresentava il tredicesimo mese lunare. Il tredici, numero particolare, simboleggia il passaggio, la rigenerazione, il rinnovamento.

Ma a me piace pensare al fluato e al suono magico che ne deriva.

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