Latte di capra: riscoperta di un alimento e nuovi posti di lavoro

Il latte di capra è ricco di benefiche proprietà, e, tanto per citarne alcune: è molto più digeribile del latte vaccino ed è ad impatto zero sul colesterolo. Nell’antichità il latte di capra era parte integrante dell’alimentazione, ma con il tempo è caduto, se così si può dire, in bassa fortuna.

Nonostante il periodo buio, sta di nuovo tornando alle vecchie glorie di un tempo, anche grazie ai prodotti suoi derivati e il suo consumo è in costante aumento.

Questo suo prepotende ritorno è dovuto soprattutto alla creazione di nuove imprese giovanili che lo lavorano e grazie alle quali sono stati creati anche nuovi posti di lavoro. Esso infatti per le sue qualità nutrienti è, a tutti gli effetti un degno sostituto del latte vaccino, anche se più saporito, caratteristica questa conferita dagli acidi grassi a catena corta che lo compongono.

E non sono pochi coloro che si sono dedicati alla riscoperta di questo latte e dei suoi derivati: Roberto Maccaferri è uno di questi pionieri, infatti nella sua azienda Agricola “Valbona” a SAnt’Agata Bolognese (BO), alleva 300 fra ovini e caprini. Dal latte prodotto dai suoi capi nascono lo stracchino in crosta e la robiola, ma anche ricotta e yogut.

Maccaferri che ha un passato da macellaio, ha recentemente aggiunto anche la vendita di carni di agnello e capretto, grazie alla vendita diretta al consumatore attraverso il punto vendita e i mercati di “Campagnia Aminca”. Con la sua azienda si è guadagnato una menzione speciale agli ‘Oscar Green’, il premio per l’innovazione in agricoltura promosso da Coldiretti Giovani Impresa.

E come Maccaferri, anche Giacomo Luigi Ruiu, di San Fedele Intelvi (Co), classe 1989, che fin da piccolo ha sempre pensato che un lavoro in giacca e cravatta o alla catena di montaggio non facesse per lui. Giacomo ha seguito le orme del padre, sviluppando l’allevamento montano di famiglia, proprio in pieno alpeggio, dove ha anche creato un agriturismo e portato avanti il progetto per la tutela della cpara nera di Verzasca. Dice infatti: ”Per me l’agricoltura non è solo un lavoro, ma è una scelta di vita ed è anche una missione culturale perché diffonde conoscenza, tutela del territorio e sviluppo economico”.

Ha scommesso sulle capre anche Luca Cammarata, che nella sua Sicilia, e precisamente nelle campagne di San Cataldo (Caltanissetta), porta al pascolo le sue capre, le munge, trasforma il latte in formaggi e in yogurt, e le sue carni in salsicce caprine e di suino nero siciliano. Un ragazzo coraggioso, che ha aderito ad ‘Addio pizzo’, e che si è meritato un ‘Oscar Green’.

Anche in Calabria, regione che vanta una razza autoctona (la ‘Rustica di Calabria’), dall’allevamento delle capre sono venute gustose novità. Come spiega la Cia (Confederazione italiana agricoltori), a Camigliatello Silano, alla Fattoria Biò, si possono assaporare ‘capriccino’ e ‘cioccaprino’, bevande alternative pensate per chi, per salute o scelta etica, non consuma latte vaccino.

Il latte di capra, molto più digeribile del vaccino, è infatti indicato per chi soffre di intolleranza a quello di mucca e in particolare è consigliato per i bambini, purché fresco e imbottigliato, come fanno in fattoria, dopo una pastorizzazione ‘dolce’ a 62 gradi, che ne lascia inalterate le sostanze nutritive.

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