Con l’estate alla riscoperta del gustoso pesce povero

Inutile vantarsi di aver mangiato il Fugu, quando non si conoscono le varietà di pesce del nostro ricco mare italiano. E l’estate ce ne offre l’occasione. Riscorprire le specie del cosiddetto pesce povero dimenticato come razza stellata, muggine, murena, sugarello, potassolo, aguglia, boghe, alacce, musdele, melù o potassoli.

Tutte specie non solo di gran pregio organolettico, ma convenienti perché poco richieste (prezzo medio al kg di 5 euro), che abbondano nei nostri mari e il cui consumo può dare un notevole contributo alla nostra salute e a ridurre la pressione sulle specie che risultano più sfruttate, proprio perché più richieste. Lo dice Lega Pesca.

Siate curiosi, lanciatevi e sperimentate, siamo il paese più ricco di ricette e varietà gastronomiche al mondo, potete scegliere tra le ricette della tradizione da fare a casa o i nuovi abbinamenti promossi dai ristoratori. Qualche spunto si può trovare su www.pescedimenticato.it e su www.fishscale.it, due tra i principali siti che promuovono progetti portati avanti per favorire un consumo intelligente e responsabile del nostro patrimonio ittico, senza dimenticare l’attenzione alla stagionalità.

E i primi risultati cominciano a farsi strada, infatti le indagini Swg-Lega Pesca hanno rilevato che il 36% dei consumatori li conosce e li consuma, mentre vi è un mercato potenziale, pari al 15% delle famiglie, che non lo consuma perché non lo trova nei punti vendita. Il 73% dei turisti che hanno sperimentato nel corso di escursioni di pescaturismo i sapori di nuove specie sarebbero pronti ad acquistarle in pescheria. Mentre si conferma l’aumento stagionale delle vendite di frutti di mare, vero must ittico ‘di stagione’ per cui gli italiani hanno storicamente una vera e propria passione.

Si può davvero scegliere, sia in fatto di gusti sia in fatto di prezzi, dalle vongole veraci ai lupini (leggermente più convenienti), dalle telline e ai cannolicchi (più cari), fino alle cozze, regine incontrastate di convenienza e sapore, ma tutti con un punto in comune: quello di concorrere alla riduzione di emissioni di CO2, grazie al processo di “carbonatazione”, che ‘cattura’ l’anidride carbonica presente in mare per la crescita dei gusci. Per questo, Lega Pesca è sicura nell’affermare: ‘Mangi molluschi? Salvi il pianeta!’.

La molluschicoltura, in Italia, rappresenta oltre il 30% della produzione ittica globale, oltre 1,5 milioni di quintali di prodotti (mitili, vongole, etc.). La produzione di vongole occupa, a livello nazionale, oltre 940.000 ettari di territorio in concessione, con un’occupazione diretta di 3.500 addetti. Per i mitili, la superficie delle concessioni scende a 20.000 ettari con una occupazione di 1850 addetti.

Da tenere presente che il fermo pesca obbligatorio, definito anche ‘fermo biologico’, interessa le circa 2.500 imbarcazioni dello strascico, su una flotta di circa 13.000 pescherecci, che per lo più sono imbarcazioni della piccola pesca, che continuano la loro attività, garantendo l’approvvigionamento di prodotto fresco sui mercati. Il calendario prevede il fermo: in Alto Adriatico fino a Rimini dal 28 luglio al 7 settembre; in Medio Adriatico fino a Bari, dall’ 11 agosto al 21 settembre; in Basso Adriatico e Tirreno, dal 15 settembre al 14 ottobre; per Sicilia e Sardegna 30 giorni ancora da definire.

L’Italia che pesca può farsi vanto di possedere la seconda flotta dell’Unione europea (circa 13.000 pescherecci), con il maggior numero di imbarcati (poco meno di 28.000 i pescatori a bordo). Inoltre abbiamo primati competitivi sia nel comparto delle catture, dove, con circa 212mila tonnellate per un valore di 1,09 miliardi di euro, siamo il sesto Paese produttore, che nell’acquacoltura, in cui siamo tersi grazie a 813 impianti, suddivisi al 50% tra allevamento di pesci e molluschi, con 7.500 addetti, e una produzione di circa 165 mila tonnellate.

Per un totale produttivo che ammonta a 377 mila tonnellate, per un valore di circa 1,5 miliardi di euro, che rappresenta il 38% delle importazioni.

Ma Lega Pesca lancia un monito: nell’ultimo decennio c’è stato un progressivo e inesorabile peggioramento: nel periodo 2000-2010, la produttività ha registrato un calo del 48,84%, il personale imbarcato si è ridotto del 38,26%, la flotta da pesca ha subito una riduzione del 28,1%. I ricavi della pesca marittima si sono contratti del 31%, con una crisi di redditività che ha raggiunto dimensioni straordinarie per il concomitante aumento dei costi di produzione delle imprese (fino a +240% l’aumento del prezzo del carburante, che incide fino al 60% sui bilanci).

Lega Pesca, secondo quanto elaborato da Ismea, dichiara:”Il calcolo della catena del valore dei prodotti è impressionante. Su 100 euro spesi dalle famiglie sul pesce, 15 vanno all’estero, 19 ai produttori, 30 a commercio, 15 indotto, 7 beni e servizi intermedi. Le imposte in totale rappresentano, infine, 13,60 euro”.

“Dedotti i salari e gli ammortamenti, al settore della pesca – evidenzia – restano circa 5 euro di reddito netto, a fronte dei 13 euro per il commercio e quasi 7 euro per gli altri settori economici”.

“Una situazione che invoca il rilancio delle organizzazioni di produttori come strumento per avvicinare produttori e consumatori, sia attraverso l’accorciamento della filiera che attraverso la concentrazione dell’offerta, oggi frammentata in circa 800 punti di sbarco”, conclude.

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