Libri d’agosto, “La fattoria degli animali” di George Orwell contro i totalitarismi

I maiali Napoleone e Palla di neve, l’asino Benjamin, le giovenche Berta e Mollie e il corvo Mosè. Non sono i protagonisti dell’ultimo cartone animato in 3D per bambini, né gli animali oggetto di un recente studio di etologi. Sono i personaggi che vivono in uno dei capolavori della letteratura del Novecento: La fattoria degli animali (“Animal farm”). È un libro che si legge piacevolmente perché scorrevole e dotato di un linguaggio fresco e semplice, adatto a essere letto durante le sere d’estate e, perché no, anche sotto l’ombrellone in spiaggia. Anche dai ragazzi. Concilia la piacevolezza di un racconto, in cui le caratteristiche degli animali sono ironicamente associate a quelle umane, con un’importante lettura storica della Rivoluzione russa di cui l’intera storia è un’allegoria, implicita critica a tutte le dittature.

Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1945, scritto dall’inglese George Orwell (1903-1950)e pubblicato in Italia due anni più tardi, il romanzo narra le vicende di un gruppo di animali che in una fattoria soffrono dello sfruttamento degli esseri umani. Maiali, cavalli, asini, galline, cani, conigli, pecore e bovini vivono i loro giorni nella “fattoria padronale” in funzione dei bisogni e delle pretese di Jones, il proprietario.
Animate dai discorsi rivoluzionari di un vecchio e saggio verro che rivendica i diritti per tutti gli animali d’Inghilterra e, approfittando della debolezza di Jones che nel frattempo cade vittima del vizio dell’alcool, le bestie si coalizzano e riescono a prendere il controllo della fattoria scacciando gli uomini.
Eppure la felicità di aver rovesciato il sopruso umano e aver ribattezzato la loro casa “fattoria degli animali” dura poco. I maiali prendono il sopravvento e gradualmente assumono il comportamento che prima aveva l’uomo, sottomettendo gli animali più deboli e ingenui.

Il racconto è stato scritto quando l’autore combatteva nella guerra civile spagnola nella seconda metà degli anni Trenta ed è quindi permeato degli ideali di libertà e solidarietà a cui lo stesso Orwell si ispirava.
Eppure il comportamento dei maiali che verso la fine del racconto assumono sempre più le sembianze umane comunica un certo pessimismo verso la possibilità di cambiare l’indole umana troppo spesso vocata all’egoismo e allo sfruttamento dei più deboli.

Ogni specie animale è associata a un personaggio storico oppure a una caratteristica umana. Il maiale Napoleone assume i tratti del dittatore Stalin, il vecchio verro Maggiore del filosofo Karl Marx, il padrone Jones è associato, invece, allo zar Nicola mentre il gatto rappresenta l’ambiguità e la falsità umana, e ancora il corvo la complicità della chiesa ortodossa con la dittatura.
Il libro fece un grande successo sebbene ebbe qualche difficoltà a essere pubblicato a causa dei riferimenti troppo critici verso l’allora Unione Sovietica e il fenomeno della corruzione.
Meno di centocinquanta pagine adatte a tutti i gusti e a tutte le età capace di soddisfare l’appassionato di animali così come lo studioso di storia. Un libro da non perdere!

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