Il malinconico salice bianco

Il Salice è uno degli alberi a me più cari, da sempre. E’ romantico, malinconico e sinuoso, e i suoi rami, lunghi e flessuosi abbraciano la terra com in perpetuo pianto.

Il Salix alba, o Salice bianco è un albero a foglie caduche appartenente alla famiglia delle Salicaceae; originario dell’Europa centrale e meridionale, dell’Asia e dell’Africa settentrionale, il nome Salice deriva verosimilmente dal sapore salato, acido ed amaro delle sue foglie, mentre in lingua celtica il nome “Sal-lis” significa “vicino all’acqua” a conferma del fatto che i salici crescono bene in luoghi freschi, dal terreno ben intriso di acqua come le rive dei laghi, dei fiumi, o in prossimità di zone paludose.

L’aggettivo alba (= bianco), si riferisce probabilmente al fatto che le foglie, di colore grigio argento con una leggera peluria setosa nella pagina inferiore, donano alla chioma un aspetto bianco-argenteo. Un tempo i tronchi dei giovani Salici e i suoi rami flessibili venivano utilizzati come tutori per le piante di vite (Salice da pertiche) e per legarne i tralci, oltre che per essere usati nei lavori d’intreccio per confezionare cestini, panieri, sedie, tavolini ed altri oggetti di vimini: il nome vimini in effetti deriva dalla specie Salix viminalis, i cui rami sono particolarmente adatti per questo utilizzo. La corteccia può essere utilizzata nella concia delle pelli, per l’alto contenuto di tannini. Il legno tenero del Salix alba è utilizzato per la produzione di pasta da carta, e in Olanda per la fabbricazione dei tipici zoccoli.

La droga, cioè la parte della pianta contenete i principi attivi, è costituita dalla corteccia dei rami di 2-3 anni, e dai fiori. Il tempo migliore, quando maggiore è la concentrazione dei suoi principi attivi, è l’autunno, alla caduta delle foglie o l’inizio della primavera, poco prima che la pianta riprenda il nuovo ciclo vegetativo; è proprio in questo periodo che avviene la raccolta della corteccia. La corteccia contiene resine, flavonoidi, alcune sostanze dalla debole azione antibiotica, scarso olio essenziale, un’alta percentuale di tannini, e fino all’8% del glucoside salicoside (salicina), che, con una reazione catalizzata dall’enzima emulsina, si scinde in glucosio e alcool salicilico, che nell’organismo è ossidato ad acido salicilico: esso costituisce il principio attivo più interessante del Salice bianco per le sue proprietà febbrifughe, analgesiche, antiflogistiche, antireumatiche, antispasmodiche, astringenti. I fiori contengono fitormoni simili a quelli maschili (nei fiori maschili) e a quelli femminili (nei fiori femminili).

Inoltre è utile come antipiretico negli stati febbrili di varia natura, come i malesseri legati alla stagione fredda, gli stati influenzali, le malattie da raffreddamento, le cefalèe, le nevralgie, le manifestazioni caratteristiche del periodo premestruale e del ciclo (dismenorrea), le algìe reumatiche, le manifestazioni dolorose articolari e muscolari. I fiori sono antispasmodici, e trovano indicazione nell’insonnia nervosa, nell’eretismo sessuale, come anafrodisiaco e sedativo nell’ipereccitabilità sessuale. Il fitocomplesso contenuto nella corteccia del Salice bianco ha un’azione notevolmente meno irritante per la mucosa gastrica, rispetto a quella dell’acido acetilsalicilico (componente di un noto farmaco); inoltre, l’azione vasoprotettiva dei flavonoidi ne esalta l’azione antinfiammatoria.

La Salicina, o acido salicilico, possiede un’azione antiaggregante piastrinica, per cui il Salice bianco non deve essere assunto da persone che effettuano terapie anticoagulanti; deve essere assunto con cautela da chi è allergico ai salicilati e, per prudenza, non è consigliabile l’utilizzo durante la gravidanza e l’allattamento.

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