Messo a nudo il virus dell’epatite B grazie ai nuovi microscopi a super-risoluzione

Grazie a un supermicroscopio di ultima generazione un gruppo di ricercatori italiani ha individuato nuove strutture cellulari del virus dell’epatite B utili a comprendere i meccanismi d’infezione e ad effettuare diagnosi sempre più accurate. La nuova tecnologia consente una risoluzione nettamente maggiore dello strumento convenzionale rendendo possibile l’osservazione e la descrizione delle dinamiche di singole proteine e macromolecole all’interno delle cellule virali, così da comprendere meglio i processi infettivi nel più minimo dettaglio.

L’innovazione è il risultato dei ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova e Pisa, dell’Istituto nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (NanoCnr) di Pisa e della Scuola Normale Superiore (SNS): un salto tecnologico capace di apprezzare dettagli biologici fino ad ora mai rivelati. Le ricerche condotto da Alberto Diaspro, professore presso il Dipartimento di Nanofisica dell’IIT e da Ranieri Bizzarri, ricercatore dell’Istituto nanoscienze del Cnr sono state finanziate dalla Regione Toscana (Bando Salute 2009) e dal Ministero dell’Università e della ricerca (progetto PRIN 2010).
Il nuovo supermicroscopio combina una tecnica che permette di seguire il movimento delle molecole all’interno della cellula (pCF) con una tecnica di “super-risoluzione”, la STED, che consente di produrre immagini con un dettaglio inferiore a 100 nanometri (cento miliardesimi di metro), superando i consueti limiti di risoluzione delle microscopia ottica che si fermano a 200 nanometri.
La scoperta è molto importante per tutta la comunità scientifica in quanto il virus dell’epatite B (Hbv), di cui esistono 6 varianti conosciute indicate con la lettere maiuscole dalla A alla F, è molto aggressivo e persistente: entra all’interno del DNA delle cellule del fegato e ne modifica la riproduzione conducendo spesso i malati a sviluppare tumori. Il virus si trasmette da una persona all’altra attraverso i fluidi corporei, nonostante ben il 30% delle persone infettate non mostrano fattori di rischio noti. Il virus può essere trasmesso ai neonati dalle madri. La diagnosi è fondamentale in quanto più il soggetto è giovane, più il paziente corre il pericolo di cronicizzare la malattia.
Grazie all’obbligatorietà delle vaccinazioni dei soggetti a rischio in Italia, l’incidenza della malattia si è progressivamente ridotta anche se, di recente, sembra che ci sia una lieve ripresa dovuta all’immigrazione di da aree dove il virus è molto diffuso.
“Vedere per poter credere è di grande supporto in una diagnosi medica ed è fondamentale quindi l’attendibilità e la precisione delle immagini prodotte”, spiega il Prof. Alberto Diaspro, “I risultati raggiunti con questo nuovo metodo sono di grande aiuto, togliendo quel velo di nebbia che peggiorava le immagini formate dal microscopio confocale convenzionale”.

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