Microrganismi sotto i ghiacci dell’Antartide: la vita può sopravvivere in condizioni estreme?

Scoperta la vita nei laghi subglaciali dell’Antartide: a portarla alla luce il progetto di ricerca internazionale WISSARD. Il progetto, finanziato dalla statunitense National Science Foundation, dalle agenzie statunitensi NASA e NOAA e dalla Gordon and Betty Moore Foundation, In Italia è supportato dal Programma Nazionale Ricerche in Antartide (PNRA) ed è stato condotto nelle acque del lago subglaciale Whillans, uno tanti corpi idrici nascosti dell’Antartide, la cui esistenza è stata rivelata dai satelliti.

Aportare avanti la ricerca un gruppo di ricercatori capeggiati da Brent C. Christener del Dipartimento scienze biologiche della Louisiana State University e membro del  Wissard, Whillans Ice Stream Subglacial Access Research Drilling, un consorzio di istituzioni scientifiche. Nel gruppo anche l’italiano Carlo Barbante, chimico e paleoclimatologo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore dell’Istituto per le dinamiche dei processi ambientali del Cnr, che ha partecipato, nel gennaio 2013, alla missione Wissard per la raccolta di acqua e sedimenti dal lago.

Già nel 1999 gli scienziati avevano cominciato a sospettare che ci potesse essere vita nelle acque sotto la calotta, quando il  più grande lago antartico, il  Vostok, aveva rivelato  tracce genetiche di microbi congelati al confine della calotta di ghiaccio. Ma c’era una possibilità a queste creature provenissero dai contaminanti nel fluido della trivellazione.

La svolta è stata data dall’uso di una tecnologia pulita di perforazione, ottenuta tramite acqua calda e raggi ultravioletti, che ha consentito prelievi di acqua e sedimenti dal lago senza correre il rischio di contaminarli. Alcuni di quei campioni sono stati analizzati chimicamente a Venezia, presso il Dipartimento di Scienze Ambientali di Ca’ Foscari, in un laboratorio a contaminazione controllata attrezzato per individuare la presenza di sostanze a bassissima concentrazione.

In questo modo, si è giunti ad individuare migliaia di specie, stimate in numero di 3.931, di microbi in un lago isolato da millenni da centinaia di metri di calotta glaciale, riconoscendo gli ambienti subglaciali come ecosistemi microbiotici capaci di influenzare trasformazioni su scala globale, agendo sui sistemi biologici dell’Oceano Meridionale.

I risultati di questa ricerca sono stati raccolti nello studio “A microbial ecosystem beneath the West Antarctic ice sheet” pubblicato su Nature e contenente la prima descrizione geomicrobiologica  dell’acqua e dei sedimenti superficiali di un lago subglaciale antartico.

Essendo la superficie del lago probabilmente esposta per l’ultima volta nel tardo Plestocene, un milione di anni fa al massimo, ed essendo da allora al buio e al freddo, la scoperta conferma che la vita trova il modo di sopravvivere in ambienti estremi ed aumenta la possibilità che qualche forma di vita possa sopravvivere sulle lune ghiacciate di Giove e Saturno.

Una scoperta importante, dunque che apre la via a numerose possibilità di indagini e che dalle profondità subglaciali della Terra potrebbe portarci nello spazio.

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