Mobilitazione mondiale per la tutela dell’ambiente in vista del Summit ONU sui cambiamenti climatici

Se le anomalie meteorologiche sono sotto gli occhi di tutti, e lo sanno bene purtroppo anche gli operatori turistici dopo una stagione estiva disastrosa, abbondanti precipitazioni e sbalzi di temperature sembrano ormai sempre meno casuali. A lanciare l’allarme di una costante tendenza dei cambiamenti climatici insieme a molti scienziati arriva adesso anche l’agenzia delle Nazioni Unite, che ha promosso un summit mondiale sul clima per il prossimo 23 settembre, a New York1, per “catalizzare le azioni” – come recita lo slogan principale – intraprese soprattutto dalle economie più mature.

Dopo una serie di incontri internazionali dall’esito davvero poco incoraggiante, come la Conferenza Mondiale sui Cambiamenti climatici a Varsavia nel 2013 (COP 19), l’ONU rilancia la battaglia per la salvaguardia del pianeta, chiedendo ai leader mondiali di preparare piani adeguati alla riduzione delle emissioni, al rafforzamento della regolarità climatica e alla mobilitazione di una volontà politica sufficiente a stringere un accordo giuridicamente vincolante nel 2015.

L’incertezza sulle previsioni degli esperti ha spesso portato a controbattere circa l’insussistenza di prove, che possano immediatamente ricondurre il surriscaldamento globale alle attività umane nocive per l’ambiente. Desertificazione, scioglimento dei ghiacci e acidificazione degli oceani sono solo alcuni dei fenomeni che minacciano la sopravvivenza di molte specie e l’equilibrio del pianeta, tanto che i dati raccolti di recente da oceanografi e metrologi ad esempio superano sensibilmente le proiezioni peggiori degli scenari previsti.
Un altro motivo a riprova del fatto che non si tratta solo di “falsi allarmi” è appunto l’incombente accelerazione dei processi di cambiamento, che non lasciano molto margine a tentennamenti. La stessa relazione del glaciologo NASA, Eric Rignot, ha recentemente rivelato come lo strato di ghiaccio di larga parte dell’Antartide Occidentale si stia rapidamente disintegrando.

Molti esperti lamentano quindi l’inarrestabile circolo vizioso che si crea fra lo scioglimento dei ghiacci, la minore riflessione dei raggi solari e quindi il surriscaldamento del pianeta, che a sua volta determina ulteriormente l’assottigliamento del permafrost nelle calotte polari. Gli ultimi rilievi del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC)2 hanno infatti rivisto al rialzo le stime future, parlando addirittura dell’innalzamento delle acque marine di 10 piedi, pari a circa 3 metri, il triplo di quanto precedentemente previsto.
Sulla stessa lunghezza d’onda è la relazione dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA)3 che rileva un forte aumento delle temperature medie, così come la diminuzione delle precipitazioni nelle regioni meridionali e un loro incremento invece in quelle settentrionali, con conseguenti siccità da un lato, e inondazioni dall’altro. Malgrado gli scenari futuri restino incerti, sembra però inconfutabile l’intensificazione di fenomeni estremi, dovuti anche alla crescita dell’attività umana nelle aree a rischio, che aumenta di conseguenza i costi di manutenzione e ricostruzione di certe aree.

Il programma della prossima Conferenza sui cambiamenti climatici4 intende toccare vari ambiti, fra cui emergono le politiche agricole e forestali, i trasporti e le fonti di energia. Proprio per questo, in vista del Summit ONU sono molti i gruppi e i movimenti ambientalisti che si preparano all’appuntamento, progettando una giornata di manifestazione su scala mondiale il 21 settembre prossimo, per sensibilizzare l’opinione pubblica e aumentare il pressing sui delegati nazionali e sui decisori politici. Lo scopo principale è infatti quello di produrre un messaggio da mandare poi ai leader mondiali durante il summit, e a questo proposito sono già state lanciate sul web numerose campagne di adesione e di raccolta fondi.

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