Il nocciolo, la pianta magica di Cenerentola

Cenerentola riuscì a salvarsi dalle grinfie della matrigna grazie ad un alberello di nocciolo, un rametto del quale le fu portato dal padre di ritorno da un viaggio e a cui lei aveva chiesto di di portarle la prima cosa che gli avessse urtato il cappello.

Il rametto di nocciolo fu piantato da Cenerentola sulla tomba della madre e crebbe bello e rigoglioso. Sui suoi riami si posava un uccellino bianco che, esaudiva i suoi desideri. IL nocciolo, su cui si posa l’uccellino bianco, non è soltanto una pianta, ma la vegetale presenza di una dea. Una volta i contadini russi, portavano nella loro bisaccia una doppia nocciola perchè propiziava la ricchezza.

L’albero, con i suoi frutti sferici, è simbolo della Luna; si favoleggia infatti che sia la LUna a scoprire i tesori nascosti nel cuore della notte così come il ramo di nocciolo. Non a caso ancora oggi i rabdomanti lo usano per individuare le vene d’acqua. Secondo i rabdomanti infatti il ramoscello di nocciolo entrerebbe in risonanza con le onde emesse dallaradiazione dei nodi metallici nella Terra o dalla concnetrazione delle acque.

I Romani chiamavano il nocciolo abellana (dal nome della città di Abella) forse perchè la zona era ricca di questi alberi. Infatti in botanica il nocciolo è detto Corylus avellana. Crylus deriva dal gredo corys, che significa casco perchè la nocciola è racchiusa in una brattea verde che somiglia a una casco.

Una leggenda cristiana associa il nocciolo alla Madonna. Un giorno Gesù Bambino si era addormentato e la Madonna decise allora di andare a cogleire per lui delle fragole. Trovò un posto ricco di bellissime fragole, ma all’improvviso sbucò una vipera che iniziò a inseguire la Madonna, la quale vistasi persa, trovò riparo dietro un cespuglio di nocciolo, dove rimase finchè la vipera si allontanò. Fu così che ella disse: “Come oggi la pianta di nocciolo fu rifugio per me, così lo sarà per altri in futuro”. Per questo si dice che un ramo di nocciolo sia la difesa più sicura contro le serpi e tuto quel che striscia per terra.

Plinio scriveva che i frutti tostati curavano il catarro e, bevuti nell’idromele, la tosse cronica. Sant’Ildegarda consigliava le nocciole contro l’impotenza, mentre il Mattioli sosteneva che sbucciatee mescoalte col grasso d’orso fossero infallibili per la screscita dei capelli. In realtà la nocciola è un frutto molto nutriente. Oltre a mangiarla fresca o secca, la si usa per nocciolatie torroni o nella preparazione della gianduia.

Per i Celti il nocciolo, chiamato Coll, dava il nome al mese lunare che corrispondeva all’epoca della raccolta delle nocciole. Inoltre questi frutti erano il simbolo della Saggezza concentrata: dolce e compatta allo stesso tempo.

La nocciola insieme all’albero divenne simbolo di Fecondità e Rigenerazione, come avviene per i frutti racchiusi in una scorza. I Romani donvano piante di nocciolo come augurio di prosperità e di pace; in Germania si raccontava che, adoperando delle bacchette di nocciolo, er apossibile obbligarele streghe a restituire la fecondità ad animali e piante a cui l’avevano tolta.

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