Ossigeno dalla seta, realizzata la prima foglia artificiale capace di fotosintesi

E’ stato creato in laboratorio un primo prototipo di foglia capace di rilasciare ossigeno. Ad operare la miracolosa creazione della fotosintesi clorofilliana artificiale il Dottor Julian Melchiorri, che, durante un corso di Innovation Design Engineering del Royal College of Art in collaborazione con la Tufts University, ha creato il suo innovativo prodotto a partire da una base costituita dalle proteine della seta. Questo materiale, proprio come le foglie vere, necessita di luce ed acqua per compiere la trasformazione dell’anidride carbonica in ossigeno. Anche l’aspetto ricalca quello naturale: le foglie artificiali si presentano di forma romboidale, grandi all’incirca quanto una mano, e di colore verde, con screziature più scure.

Melchiorri, in realtà, non è stato il primo a muoversi in questa direzione. Lo scorso anno, lo studio del Professor Daniel Nocera, del Massuchusetts Institute of Technology, aveva portato allo straordinario risultato di una foglia  artificiale in grado di produrre energia pulita. Si trattava di un foglio trasparente ricoperto di una lega di metalli, che bagnato ed esposto al sole produceva ossigeno.

Importantissima innovazione del lavoro di Melchiorri è il fatto che la foglia sia composta da materiali naturali: cloroplasti e seta.  I cloroplasti, che sono gli organuli delle cellule delle piante responsabili del processo di fotosintesi clorofilliana, vengono inseriti in una base costituita da seta. L’intero materiale è dunque organico.

Facile prevederne gli impieghi nel futuro: dal design all’edilizia, rivestimenti di questo materiale potrebbero diventare diffusi e preziosi per l’ambiente.  Come suggerisce il suo giovane inventore, la foglia artificiale è facilmente utilizzabile ad esempio per rivestimenti esterni dei palazzi, ma anche per la creazione di originali lampadari che consentirebbero di sfruttare la luce emessa dalle lampadine per produrre ossigeno.

Un passo importante per lo sviluppo sostenibile dunque, anche se resta da chiedersi quanto possa essere realmente sostenibile cementificare intere aree per poi ricoprirle con foglie, si naturali, ma pur sempre create artificialmente in laboratorio.

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