Promuovere integrazione sociale attraverso la produzione di cibo: Orti Etici

Oggi parliamo di “Orti etici” (Orticoltura, economia, tecnica, inclusione sociale innovativa), un progetto che nasce nel 2008 con lo scopo di promuovere nel campo delle produzioni agricole di qualità, innovazione respondabile e condivisione, ma anche delle politiche di inclusione sociale, cercando di unire all’aspetto produttivo tipico dell’azienda agricola anche quello della riabilitazione sociale, prevedendo l’inserimento lavorativo di persone appartenenti a fasce deboli della popolazione, con bassa capacità contrattuale.

I terreni agricoli su cui si svolge il progetto, che sono destinati alla produzione ortiva biologica, sono messi a disposizione dal Centro di Ricerche Agro Ambientali E. Avanzi(nel testo CiRAA) dell’Università di Pisa.

Dunque si producono ortaggi biologici e si sperimentano relazioni; è luogo di incontro, convivenza e formazione per persone con disagio sociale, luogo di confronto tra differenti competenze e sperimentazione di innovative forme di collaborazione tra pubblico e privato, nato dall’idea di creare una piattaforma di collaborazione tra soggetti di diversa natura, per valorizzare ed integrare le competenze di ciascuno nel perseguire un unico obiettivo: promuovere integrazione sociale attraverso la produzione di cibo.

Partner del progetto sono la Cooperativa Sociale Ponteverde Onlus, la Cooperativa sociale Arnera, l’azienda agricola BioColombini, il Centro di Ricerca Agro-Ambientale E.Avanzi (CiRAA), il Dip di Scienze Agrarie dell’Università di Pisa, costituiti in associazione temporanea di impresa (ATI).

Secondo voi cosa c’è dietro  1 kg di verdura di agricoltura sociale, prodotta secondo i canoni di questo progetto? L’Università di Pisa, ne ha fatto una stima precisa, ed ha calcolato che 1 kg di prodotto di agricoltura sociale biologica, vendutodirettamente ai consumatori al prezzo di mercato di 1,70 euro, assicura un margine di 0,35 euro per il progetto e consente un risparmio per le famiglie che li acquistano di 0,70 euro al kg rispetto ai normali canali di mercato.

Sono dati questi che provengono dal lavoro di Salvatore Griffo, 29 anni, originario di Bovalino Marina (Rc), nella sua tesi in Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi dal titolo “La co-produzione di valore economico e sociale in agricoltura sociale: il caso Orti Etici”, con relatori i professori Gianuca Brunori e Francesco Paolo Di Iacovo, correlatore la dottoressa Funghi della Cooperativa Sociale Ponte Verde.

Nella tesi si evidenziano il contenuto economico e sociale dei prodotti di agricoltura sociale con dati semplici, che fanno però chiarezza sull’idea di coproduzione.

Si evince che al contenuto sociale se ne sommano altri: ogni kg di verdura di agricoltura sociale realizza 6 minuti di lavoro inclusivo, la cui efficacia è superiore di quella di altri progetti, portando spesso un risparmio nell’uso dei farmaci consumati e rendendo le persone da percettori di assistenza a produttori di reddito.

Vista dal punto di vista pubblico, un kg di verdura consente il risparmio di 0,74 euro di spesa pubblica, per l’incremento di efficacia degli esiti sulle persone, ma anche per la differenza tra il costo del progetto Orti etici e altre ipotesi consuete di intervento.

Il professor Francesco Paolo Di Iacovo, svolge, da circa dieci anni, con il gruppo di economia agraria dell’Ateneo pisano, una ricerca nazionale e internazionale sul tema. Tra le azioni, anche la promozione di alcuni progetti concreti come quella di Orti Etici (www.ortietici.it).

Spiega infatti Di Iacovo: “Orti Etici è realizzato dall’Università di Pisa sui terreni condotti a San Piero, dal Centro di ricerca interdipartimentale E. Avanzi, in collaborazione innovativa con la Cooperativa Sociale Ponte Verde e con l’Azienda Agricola Bio-Colombini. L’iniziativa promuove formazione e inclusione sociale e lavorativa per persone a bassa contrattualità inviate dai servizi per le tossicodipendenze, per l’esecuzione della pena all’esterno del carcere e dal distretto di salute mentale”.

“Da quando è nato, in accordo con la Società della Salute Zona Pisana, il progetto Orti Etici ha formato e incluso circa 50 persone assicurando, allo stesso tempo, la produzione di cibo fresco, locale, prodotto con tecniche biologiche”, conclude Di Iacovo.

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