Prosecco contro bosco: chi è il colpevole?

Da una parte i pregiati vigneti che producono l’eccellente Prosecco, dall’altra il bosco che spontaneamente cresce sulle colline di origine morenica.

Questi i due elementi del paesaggio del trevigiano saliti sul banco degli imputati dopo che l’esondazione del torrente Lierza in località Molinetto della Croda di Refrontolo (Treviso)è costata, la sera del 2 agosto, la vita a 4 persone e il ricovero in rianimazione ad altre due. L’esondazione avvenuta a seguito della forte pioggia che ha trasformato il torrente in un fiume passando dai 5-6 metri di larghezza, normalmente occupati, ai 60 metri.

Ecco la “bomba d’acqua” costituita da una valanga di fango che si è abbattuta sulle strutture montate in occasione di una festa paesana.

Sebbene, per l’ultimo dossier annuale di Legambiente e Dipartimento della Protezione civile “Ecosistema rischio 2013”, il pericolo idrogeologico a cui sarebbero sottoposti 6633 comuni italiani (oltre l’ottanta per cento del totale) sarebbe da imputare alla pesante urbanizzazione e alla speculazione edilizia, questa volta le accuse hanno investito due elementi che conservano importanti elementi di naturalità: il bosco e i vigneti di pregio del Prosecco.
Infatti, l’indomani la tragedia alcune associazioni ambientaliste hanno puntato l’indice contro il disboscamento che negli ultimi anni ha interessato la zona per far posto ai vitigni, che indebolirebbero i terreni dell’Alta Marca trevigiana. Quello del prosecco è diventato oggi un business in pieno sviluppo grazie alle ottime performance dell’export. Basti pensare che rappresenta sulle tavole il 12% del totale dei vini dop, con una produzione certificata di poco meno di 2 milioni di ettolitri, in crescita del 27% su base annua e una analoga produzione imbottigliata aumentata di quasi il 25%.

Secondo alcuni ambientalisti il terreno dei vitigni sistemato a terrazzamenti sarebbe meno capace di assorbire l’acqua rispetto al bosco.
Eppure, Tiziano Tempesta, docente dell’Università di Padova di Economia del territorio, intervistato dal Corriere della Sera, ricorda come negli ultimi 40 anni il territorio del trevigiano sia stato interessato da un forte abbandono del terreno coltivato a favore del bosco. La superficie agricola nei 21 comuni del Prosecco si è ridotta del 30% mentre la boscosità è del 42%. Tuttavia, l’esperto sottolinea come certi metodi di coltivazione prevedano l’arrotondamento delle colline con l’eliminazione delle particelle storiche e degli appezzamenti più piccoli a scapito, quindi, della struttura idraulica complessiva. A riguardo, però, l’Ordine dei dottori agronomi di Treviso evidenzia come “i vigneti presenti nel bacino idrografico non hanno evidenziato dissesti idraulico-agrari tali da poter incidere nell’evoluzione della calamità”.

Gli imprenditori agricoli della zona accusano, invece, il bosco presente proprio in alcuni punti caratterizzati da smottamento anche negli anni precedenti che sarebbe quindi meno efficiente nell’assorbimento dell’acqua.

Ad accertare definitivamente le cause del disastro sarà l’inchiesta del pm trevigiano, Laura Reale.

Sullo sfondo resta uno dei territori più belli d’Italia che, la Regione Veneto già dal 2008, ha chiesto faccia parte del Patrimonio Unesco e che è stato interessato da un evento eccezionale che, secondo alcune aziende agricole della zona (in assenza di stazioni meteo nelle immediate vicinanze), ha toccato i 150-200 mm di pioggia in circa due ore.

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