Il timo, prediletto dalle fate

Filocoro di Atene, esegeta, indovino e pronfondo conosciutore di riti, ci dive che è stato il timo ad alimentare la fiamma dei più antichi sacrifici, i nephàlia, sacrifici durante i quali ci si asteneva da ogni tipo di libagione di vino e non si usava legno di vite o di fico.

Il fatto che il timo venisse usato nei sacrifici, è già insito nel suo nome greco, thymon, poichè esso era il più adatto a sprigionare il fumo sacrificale: infatti deriva dal verbo thymiào, che significa “ardo come profumo” (il vecchio, caro, vocabolario Rocci, non si smentisce mai). In latino fu tradotto thymus, da cui poi hanno preso il nome le due specie principali Thymus vulgaris e Thymus serpillum.

Il Thymus vulgaris ama luoghi aridi, ed ha fiorellini rosei o bianchi, mentre il Thymus serpillum presenta fiorellini rosei e foglioline puntaggiate di piccole ghiandole che contengono olii essenziali. L’aggettivo serpillum è dovuto al fatto che, come scrive Plinio: “sepreggia, il che avviene nella specie selvatica, soprattutto nei terreni rocciosi; mentre ineffetti quello coltivato non striscia, ma cresce in altezza fino ad un palmo”.

Dato che il nome ci riporta ai serpenti, anticamente si diceva che fosse efficace contro il morso dei rettili, in special modo, come scriveva Plinio contro il cencro e le scolopendre, nonchè gli scorpioni.

Si racconta che sia particolarmente amato dalle fate; quindi se volete incontrarle dovete preparare in infuso delle sue infiorescenze: ma occorre farlo con cautela e in luoghi aperti, perchè sarebbe pericoloso portarne i fiori in casa.

Con certezza si sa che il fiore è uno dei più ricercati dalle laboriose api, come ricorda Virgilio: “Così all’inizio dell’estate il alvoro per i campi fioriti affatica le api nel sole, quando guidano fuori i figli adulti della specie o stipano il liquido miele e ricolmano di dolce nettare le celle o ricevono il peso delle venienti, o fatta una schiera scacciano dalle arnie i fuchi, neghittoso sciame; ferve l’opera, olezza il fragrante miele di timo”.

Perquesto stretto legame con le api, il timo è l’emblema della Diligenza. Plutarco nel suo trattato sulla tranquillità dell’animo descrive il timo come “erba bruschissima e aridissima e nondimeno da quelli prendo l’api il miele”.

Nel linguaggio ottocentesco dei fiori questap iantina ha simboleggiato sia l’Operosità sia l’Amore duraturo con il messaggio: “Non ti scorderò mai!”.

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