La voce della terra dalle pietre sonore del maestro Sciola – video

La profonda identità con la propria terra anima le creazioni artistiche del maestro Pinuccio Sciola.
La sua figura tanto arcigna quanto accogliente si muove fra le rocce raccolte nel laboratorio di San Sperate, a pochi chilometri dalla città di Cagliari, dove risiede la bottega ‘Sciola Stone’  in sintonia con l’ambiente natale.
Il paese ha sviluppato una fiorente economia agricola, per la produzione di agrumi, grano, albicocche, cereali, divenendo inoltre negli ultimi 20 anni uno dei maggiori produttori di pesche dell’intera isola. La diffusione di coltivatori diretti e di attività a conduzione familiare hanno parallelamente sviluppato una manifattura artigianale tradizionale, antesignana della vocazione artistica del territorio.

Non a caso il pittoresco paese-museo di San Sperate , con le sue raffigurazioni murarie, le strade cromatiche e i personaggi ricavati dalle pieghe delle facciate, dal 1968 rappresenta un patrimonio artistico e popolare davvero interessante per i molti curiosi che decidono di visitarlo. Grazie alla fama internazionale e alle illustri collaborazioni con artisti famosi sono sempre più numerosi i turisti che arricchiscono il loro itinerario con una sosta nel piccolo borgo rupestre del capoluogo.

Lo stesso laboratorio del maestro Sciola si apre su un’aia affollata di sculture e rocce accuratamente intagliate, e disposte platealmente come un’orchestra. Proprio nei blocchi di basalto o di calcare lavorati minuziosamente risiede secondo il maestro la “memoria litica della terra”, testimonianza materiale dei cambiamenti geologici. La forma esatta delle scanalature e della composizione vuoti-pieni riesce poi a “sprigionare i suoni ancestrali che si fossilizzano nelle rocce durante la loro formazione a seconda dei minerali che la compongono”. Dal semplice sfregamento con una mano o addirittura tramite i movimenti dell’archetto di un violino, sassi di origine calcarea rimandano infatti suoni liquidi e molto profondi, mentre rocce basaltiche producono melodie più metalliche e vibranti.

Altrettanto stupefacente è poi l’atelier ‘Sciola Stone’, che comprende un florido giardino di aranci e fichi d’India, dove campeggiano monoliti ed enormi massi a forma di vele, immersi nel sole estivo e recintati da un antico muro a secco. E’ davanti a un simile scorcio mediterraneo che si intuisce meglio la comunione dell’uomo con la sua terra, attraverso cioè la sintonia fra le creazioni naturali e la lavorazione sapiente dell’artista nel plasmare in modo rispettoso l’ambiente circostante. Lo stesso impiego di elementi primordiali come acqua e fuoco esaltano scenograficamente le composizioni sonore portate anche dal vento, che fischia fra le fessure degli intagli. Alcuni ciottoli apparentemente accatastati con fenditure nette sulle loro superfici vengono chiamati dal maestro i “semi della pace” e contengono in realtà uno dei principali messaggi dell’arte di Sciola. “La Pace ha bisogno essere coltivata – afferma lo scultore di San Sperate – partendo proprio dall’immagine del seme, con cura, giorno dopo giorno, rimuovendo ogni ostacolo al suo svilupparsi”.

Dopo la sua formazione al Magistero d’arte di Firenze, il maestro Sciola ha frequentato l’Accademia Internazionale di Salisburgo (dal 1965), seguendo i corsi di Kokoscha, Kirchner, Vedova e Marcuse. Un periodo di intense opportunità di crescita artistica, soprattutto attraverso viaggi di studio in molte città e musei d’Europa, conoscendo artisti del calibro di Manzù, Sassu, Moore, Wotrube, fino poi ad approdare nel 1967 in Spagna, per studiare all’Università della Moncloa a Madrid. Tornato in Sardegna Sciola riprende l’importante esperienza artistica e sociale dei Murales, che trasformeranno San Sperate in autentico “paese museo” e, nel 1973, si reca a Città del Messico, dove lavora con il celebre muralista Alfaro Siqueiros.

Soltanto nel 1996 però nascono le prime “Pietre sonore”, esposte a Berchidda e consacrate poi dall’Expò Internazionale di Hannover nel 2000. Grazie all’incontro con personaggi di fama mondiale, l’impianto scultoreo cresce dalla sua intuizione iniziale, tanto che Renzo Piano nel 2003 arriva a scegliere un’imponente Pietra sonora per la Città della Musica a Roma, seguita poco dopo dall’installazione di nuove creazioni sonore ad Assisi, per la sacralità degli echi rocciosi. Qualche anno più tardi, nel complesso di Villa delle Rose, viene inoltre realizzato un “Impianto Sonoro Scolpito”, un percorso interattivo di arte e sonorità. Non a caso lo stesso Sciola è stato chiamato ad allestire le scenografie monumentali della nuova messa in scena della Turandot, che ha debuttato appena pochi giorni fa a Cagliari.
La ricerca di attitudini impensabili nella pietra, come l’elasticità e le proprietà sonore non derivano solo dalla sperimentazione artistica ma sono per Sciola il frutto della conoscenza del territorio, come quello sardo, da cui ricava la sua materia prima, in comunione con l’appartenenza stessa a quelle regioni, tanto da sostenere di essere “nato dalla pietra”.

Condividi questo articolo: 




AH, LEGGI ANCHE QUESTI !



 

Altre Notizie