Acne vulgaris: scoperta una possibile cura in uno dei principi attivi della cannabis

I risultati ottenuti finora dagli studi scientifici che hanno analizzato gli effetti dei principi attivi della cannabis sono stati positivi e molto promettenti: si conoscono ormai i benefici di CBD e THC nel trattamento di malattie neurovegetative e come terapia del dolore, e la cannabis si è dimostrata efficacie anche contro i sintomi della sclerosi multipla, dell’epilessia, della sindrome di Tourette, del morbo di Alzheimer e di molte altre patologie gravi, tanto che tra meno di un anno, dopo il recente via libera del Ministero della Salute, i farmaci cannabinoidi diventeranno più accessibili anche per i pazienti italiani.

Ma la cannabis potrebbe risolvere anche altri problemi “minori” e molto comuni. Attraverso uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica Journal of Clinical Investigation, un gruppo di ricercatori dell’Università di Debrecen (Ungheria) hanno osservato come il CBD possa avere effetti positivi nella cura dell’acne vulgaris, una delle patologie cutanee più diffuse tra la popolazione, caratterizzata dai tipici inestetismi della pelle causati dall’ostruzione dei condotti escretori che impediscono la naturale fuori uscita del sebo.

Le proprietà notoriamente antinfiammatorie dei principi estratti da tipologie di cannabis di vario genere potrebbero quindi essere sfruttate anche per trattare un problema che affligge molti adolescenti, ma anche diverse persone in età adulta e che spesso si rivela difficile da debellare con le classiche terapie farmacologiche, non prive di effetti collaterali.

Il team dell’Università di Debrecen ha osservato in particolare gli effetti del principale cannabinoide non psicotropo della cannabis (il CBD) sulle funzioni delle ghiandole sebacee, stabilendo che esso opera come agente sebo-regolatore attraverso un’intensa azione lipostatica, ma presenta anche proprietà antiproliferative nei sebociti e calmanti nelle infiammazioni cutanee. Queste tre fasi dell’acne sono state simulate con tecniche in-vivo-like e con batteri Gram-positivi e Gram-negativi, e in tutti i casi è stata osservata una riduzione dei sintomi infiammatori grazie all’azione del CBD tramite i recettori naturali del sistema endocannabinoide ma anche attraverso altri canali di comunicazione fra cellule.

Questi risultati suggeriscono come il CBD possa essere utilizzato in futuro anche come farmaco anti-acne altamente efficiente e senza effetti collaterali, da utilizzare sia ad uso topico che sistemico. Comparando questo studio alle precedenti ricerche effettuate su malattie come cancro o epilessia, i risultati positivi ottenuti contro l’acne potrebbero sembrare poco significativi: tuttavia, come specificato dal Dottor Tamás Bíró che ha partecipato alla ricerca, l’acne vulgaris è un problema sociale ed economico serio, in quanto può condizionare notevolmente la qualità della vita talvolta segnando i pazienti con cicatrici permanenti. Il ricercatore sottolinea inoltre che soltanto i costi per le cure dell’acne e delle sue complicanze corrispondono a più del 10% del costo totale di tutte le malattie della pelle.

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