Aree metropolitane: il piano geniale per il controllo totale

È ormai assodato che niente di ciò che è stato promesso dal governo Renzi (a parte gli 80€ usati per dirottare qualche milioncino di voti) è stato mantenuto. Ciò che, invece, era passato sotto traccia (riforma delle province ) è arrivato a compimento.

Le Province.
Le avranno abolite? Non scherziamo. Il ddl 1542-B per la conversione delle province in aree metropolitane con consiglio non eletto, a prima firma Graziano Delrio (PD), presentato sotto il governo Letta e improvvisamente approvata con il governo Renzi, è diventato legge un mese e mezzo prima delle elezioni di maggio per non dover votare anche i rappresentanti alle Province. Tra le polemiche il ddl è diventato legge con i voti di Pd, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Popolari per l’italia. Andiamo a capire meglio di cosa si tratta e dove si nasconde la sola. Partiamo dall’obiettivo che si vuol raggiungere: ridurre sensibilmente i costi della politica legati agli organi provinciali. Bene, ottimo, bravo, bis.

Quante province si eliminano?
Nessuna. Tutte le 86 a statuto ordinario (tra cui diverse sono commissariate e altre che, a causa di questa legge, lo sono diventate) semplicemente cambiano nome, da Province, appunto ad associazioni (a delinquere?) di comuni o aree metropolitane che suona molto più internazionale (scusate se poco).

Chi sono gli organi delle città metropolitane?
Sono il sindaco metropolitano, (alias il sindaco del capoluogo), il consiglio e la conferenza metropolitana. I consiglieri non percepiranno stipendio, ma un dubbio sempre più insistente si pone per i rimborsi.

Chi li elegge?
Sicuramente, non i cittadini (contenti di risparmiarvi un’elezione). Sono nominati dai consiglieri dei comuni appartenenti all’area metropolitana. Evviva la democrazia e la sovranità popolare.

A cosa servono?
Ad “ampliare le funzioni da esercitare in forma associata, estese ora a tutte le funzioni fondamentali dei comuni. A queste si aggiungono inoltre altre funzioni, che i comuni possono esercitare ora anche attraverso questo ente (anticorruzione, trasparenza, attività di revisione dei conti, di controllo e di valutazione)”. Tradotto in parole povere, pieni poteri. Gli eletti “risponderanno ai problemi di una realtà territoriale oggettivamente più complessa delle altre intervenendo sullo sviluppo economico,sui flussi di merci e persone,sulla pianificazione territoriale”; in sintesi, il consiglio metropolitano avrà un controllo totale.

Ci saranno i tagli della politica promessi?
Nel mondo fatato di Matteolandia, Renzi tronfio gorgogliava 3000 posti risparmiati. Nel mondo reale, c’è la cancellazione di 2159 poltrone alle Province che però, nel frattempo, sono diventate aree metropolitane nelle quali, per comuni sotto ai 10000 abitanti, si verifica un aumento di 5000 assessori e consiglieri comunali. A occhio e croce, c’è un leggero surplus di politici e, quindi, di costi. È evidente che la parola “taglio” ha cambiato recentemente di significato. Non possono essere così subdoli…

Quanto si andrà a risparmiare?
Delrio e Renzi dicono 2 miliardi di euro. La Corte dei Conti (dopo una fragorosa risata e uno scappellotto ciascuno per l’ineffabile sparata) dichiara che ci sarà un risparmio immediato di circa 30 milioni. Per previsioni a lungo termine, si prevede un costo della spesa pubblica che quasi compensa i tagli effettuati sui i consiglieri provinciali.
Ergo, apparentemente, né una perdita né un guadagno.

Allora, perché è stata fortemente voluta?
Ragioniamo insieme.PD e FI possiedono la stragrande maggioranza dei comuni. Il loro peso specifico sulle decisioni degli organi metropolitani è schiacciante. Il M5S è contrario alle province e non presenta candidati. I comuni pentastellati sono ancora pochi, per poter dire la loro nei consigli delle Aree Metropolitane. In un solo colpo, si fanno fuori i rompipalle e si continua a gestire il territorio secondo gli antichi rituali cosanostrani, con poteri illimitati. Tutto questo accade sotto i nostri occhi. Non ce ne accorgiamo perché ci parlano dell’Articolo 18, della riforma elettorale e del gusto del gelato di Renzi. Voi che gusto volete?

“La pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi” – Socrate

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