Il carbonio del suolo si perde con il riscaldamento globale

Nel suolo, i depositi di carbonio X4 delle piante della microflora, rilasciano ogni anno nell’atmosfera circa 60 petagrammi di carbonio. Un petagramma è uno di quei giganteschi ordini di massa pari a 1.012 chilogrammi. Con l’aumento della temperatura però, aumenta di conseguenza e in maniera esponenziale la respirazione.

Il riscaldamento globale si rivela essere una minaccia molto più grande di quanto si pensi, con risultati molto negativi a partire dal ciclo di retroazione del riscaldamento che influenza la produzione di anidride carbonica. E ‘possibile che la respirazione a un certo punto possa essere ridotta nuovamente , come riscontrato da campioni di terreno provenienti da molti ecosistemi raccolti per unìindagine.

Kristiina Karhu dell’Università di Helsinki e molti scienziati ambientali provenienti da università che che vanno da Exeter al Centro Scienze Forestali della Catalogna alla Pontificia Universidad Catolica del Perù a Lima e all’ Australian National University di Canberra in Australia, hanno misurato ed estratto dei campioni di carbonio dal suolo.

I campioni sono stati presi da ecosistemi naturali e gestiti dall’uomo. Da boschi di latifoglie e boschi di conifere, prati, brughiere e le aziende agricole. IL fatto che nel suolo vi sia una quntità doppia di carbionio, il passaggio fra questi due grandi depositi diventa significativo per noi. I terreni analizzati era diversi fra loro, nei terreni agricoli le comunità microbiche hanno ridotto il rilascio di anidrite cabonica a causa del surriscaldamento globale.

I terreni con il più alto contenuto di carbonio sono stati quelli che hanno risposto di più al riscaldamento globale. Comtemporaneamente i suoli delle foreste artiche e boreali sono stati stimolati a rilasciare molta più CO2. Questo terreno è probabile che sia il substrato più rapidamente riscaldato sulla terra, secondo la maggior parte delle previsioni relative ai cambiamenti climatici. Le più importanti riserve di carbonio del mondo sono le più vulnerabili al riscaldamento globale. In Australia sono stati posti in essere progetti di coltivazione naturale per arginare l’eccesiva perdita di fertilità del suolo e di carobnio dai terreni.

Molto resta ancora da indagare, tra cui la perdita di carbonio da zone umide bonificate, ma il tema per il nostro futuro è da analizzare velocemente. Dobbiamo adattarci a livelli di anidride carbonica più alti, che portano a ancor più elevato riscaldamento globale. Non possiamo fermare la rapida combustione di carbonio delle centrali elettriche e dei trasporti, o almeno non siamo disposti ad farlo.cLa speranza viene da tutte le energie rinnovabili, che non comportano il rilascio di anidride carbonica. Ma questo sembra essere per l’uomo un concetto troppo complesso da capire.

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