La carica delle 108 tartarughine del Cilento e delle 45 sarde, settembre di successo per i nidi di Caretta.

L’Italia è lo stivale delle meraviglie e lo stivale delle tartarughe. Fanno sempre più fatica a trovare una spiaggia libera in cui deporre le uova, ma la nostra penisola, nelle calde spiagge del meridione, è ancora un luogo ricco di siti di nidificazione dove la tartaruga comune (Caretta caretta) è capace di stupirci con schiuse straordinarie come quelle avvenute in questo mese di settembre.

Raggiunge la terza cifra con 108 tartarughine il nido di Acciaroli nel Cilento. Una schiusa da record avvenuta alla mezzanotte del 27 settembre. Dal 30 luglio, giorno della deposizione, il litorale era sorvegliato giorno e notte, ai lavori hanno partecipato ben cento volontari di Legambiente che con costanza hanno reso possibile questo piccolo miracolo in sinergia con il personale del Comune di Pollica, della Stazione Zoologica Anton Dohrn, del Museo Vivo del Mare di Pioppi nonché della Regione Campania.

Come ha affermato Stefano Pisani, sindaco di Pollica: «Questa schiusa e’ stato il premio migliore dopo due mesi di sforzi di cura del nido e di azione di sensibilizzazione e informazione».
Settembre è stato il mese della tartaruga anche per la Sardegna, dove lungo la spiaggia di Cala Sinzias, a Castiadas, si sono schiuse nei giorni scorsi ben 45 uova. Sono passati poco più di due mesi dal giorno della deposizione che aveva visto le ben 76 uova della mamma caretta rilasciate nel sedimento tra i 57 e i 30 cm di profondità. Si tratta di un altro incredibile successo raggiunto grazie ai tanti volontari, alle istituzioni, e ai biologi dell’IAMC-CNR e dell’area marina protetta di Capo Carbonara. Adesso le recinzioni che segnalavano nel Cilento e a Cala Sinzias la presenza dei nidi sono state rimosse e gli asili di tartarughine hanno preso il mare in cerca di libertà, sfidando i pericoli della sabbia e le onde di battigia del primo autunno.

Le tartarughine dal nido raggiungono le onde attirati dalla maggiore luminosità dell’acqua, nascono di notte per sfuggire meglio ai predatori. Per tre giorni nuotano ininterrottamente allontanandosi dalla pericolosa costa dove i predatori (compresi i gabbiani) sono più numerosi. Per loro comincia un primo periodo di vita pelagica, in mare aperto, dove si nutrono di animali in superficie come le meduse. Soltanto in seguito dopo un periodo di vita al largo, che varia da pochi anni fino a più di dieci, si spostano su di un’area a basso fondale nella quale si nutriranno di prede come granchi e ricci. In quest’area resteranno per tutta la vita, eccetto durante le migrazioni riproduttive.

All’età di 30 anni raggiungono la maturità sessuale e compiono le migrazioni verso gli stessi siti riproduttivi dove sono nate, distanti centinaia o anche migliaia di chilometri. I maschi migrano annualmente, le femmine fanno questo viaggio ogni tre anni. L’accoppiamento avviene in primavera e mentre i maschi rientrano nelle aree di alimentazione, le femmine raggiungono le spiagge, dove depongono le uova anche 5 volte nella stessa stagione per tornare a fine estate nella aree di alimentazione.

Nei nidi depongono fino a centinaia di uova, che si schiuderanno circa due mesi dopo. La determinazione del sesso dipende da un fattore esterno come la temperatura (è uno dei pochi casi in natura!), se maggiori di 29° il tempo di incubazione si riduce e la percentuale di femmine aumenta, mentre il contrario accade a temperature inferiori.
L’autunno ormai ha le porte aperte, non resta che attendere la prossima estate, quando madri affannose tra le spume delle onde compiranno tutti i loro sforzi, pinneggiando sulla sabbia, perché il miracolo della vita abbia un nuovo inizio.

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