Cemento Armato, il Ponte sullo Stretto tra affari e danni ambientali

Negli ultimi 30 anni, in Italia, sono salite alla ribalta numerose notizie di cronaca e politica associate alla costruzione di opere pubbliche. I lavori non sono mai stati portati al termine nei tempi previsti. Molti cantieri sono ancora chiusi, mentre altri,attivi, violano i parametri per la produzione di inquinanti ambientali. In questa occasione, aggiorniamo lo stato del ponte sullo Stretto di Messina.

La gestione politica. Nel secondo dopoguerra, sono stati lanciati dei concorsi pubblici per la presentazione dei modelli realizzativi, da parte dell’Italia. Nel 1981 nasce la società Stretto di Messina S.p.a. che, nel 2007, verrà assorbita da ANAS. Il progetto definitivo è stato presentato nel 1990.

Nel 2005, dopo varie gare d’appalto, i lavori sono stati affidati dal governo Berlusconi ad una società riconducibile a Impregilo, in collaborazione con ANAS. La DIA (Direzione Investigativa antimafia), nel 1998, 2000 e 2001 rilascia comunicati ufficiali sulle interferenze delle cosche siciliane e calabresi negli appalti. Nel 2005, è stata presentata una relazione arricchita di altri elementi alla magistratura per avviare le indagini. I lavori preliminari dei cantieri sono partiti nel 2009 con termine previsto nel 2017.

Nel 2011, l’UE ritira i finanziamenti per la realizzazione dell’opera, constatandone i ritardi nella realizzazione e la non priorità. Nel 2013, è stata disposta la liquidazione per la società Stretto di Messina S.p.a.

L’impatto ambientale.
Nelle acque dello stretto, sono stati rilevati, nell’arco di tempo in cui i cantieri erano attivi, danni genotossici (agenti chimici in grado di mutare il corredo genetico) sugli organismi presenti. Le conseguenze sono la scomparsa delle specie presenti per modificazioni del loro genoma. Un altro rischio idrogeologico, sottovalutato, è l’inserimento di piloni da circa 500.000 metri cubi di cemento, prodotto da cave circostanti (ulteriori deturpamenti del territorio e inquinamento), nel sottosuolo marino. Nel 2005, l’UE ha avviato una procedura disciplinare, con pagamento di una multa, nei confronti dell’Italia per non aver inserito i dati corretti sulla valutazione di rischio ambientale. Parallelamente, la magistratura indaga sui danni apportati dai cantieri.

I costi.
Il preventivo iniziale richiedeva un investimento totale di 6,8 miliardi; la spesa attuale di 8 miliardi, senza aver nemmeno iniziato l’opera, suona come l’ennesimo pretesto per nascondere un guadagno personale dietro la promessa di una costruzione di pubblica utilità. Ogni anno, centinaia di milioni sono versati nelle casse delle aziende appaltatrici. Il quadro generale mostra come i soldi destinati all’opera (derivanti da noi contribuenti) siano stati ripartiti dalle organizzazioni mafiose, imprenditori senza scrupoli e amministratori della cosa pubblica.
Era il 2001 quando Samuele Bersani cantava: “ Però, sul ponte fra Messina e Reggio, gli operai a gettoni sono progettati dalla Sony. Alla mafia han dato in cambio un Tamagotchi e il monopolio nazionale del settore videogiochi”.

Da allora, purtroppo, solo il Tamagotchi, ha conosciuto l’oblio.

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