Chioschi e case dell’acqua: risparmio, socializzazione e sensibilizzazione

Quando ero piccola ricordo che mia nonna spesso raccontava di quando andava a lavare i panni al lavatoio, luogo di ritrovo di tante massaie, dove non solo si svolgeva il faticoso lavaggio dei panni, ma si socializzava e si parlava. Erano per me storie affascinanti, e la mia mente cercava di immaginare quei preziosi momenti di aggregazione.

E’ certo che l’Italia è un paese ricco di fontane, vanto della nostra architettura e non solo ma siamo un paese ancora ricco di quelle belle fontanelle presso cui ancora ci si può dissetare. Ecco perchè nell’ottica di una riqualificazione sia ambientale che di tutela del patrimonio, sono molti i Comuni che hanno installato dei chioschi d’acqua presso i quali è possibile andare a riempire le proprie bottiglie vuote.
La presenza di questi chioschi è un grande incentivo per sensibilizzare la popolazione sul consumo dell’acqua del rubinetto, nel tentativo di diminuire l’acquisto di acqua in bottiglia che nel nostro Paese raggiunge cifre da capogiro.

I chioschi per l’acqua pubblica sono dotati anche di un sofisticato sistema di affinazione organolettica che consente di migliorare le caratteristiche di odore e sapore. I chioschi potrebbero diventare centri di raccolta dove raccogliere informazioni sulle tematiche ambientali e socializzare con gli abitanti del quartiere.

Mediamente 25 bottiglie di plastica da 1,5 litri comportano il consumo di 2 kg di petrolio e 17,5 litri d’acqua più il rilascio nell’atmosfera di idrocarburi, ossidi di zolfo e di azoto, monossido di carbonio e anidride carbonica. Alcune amministrazioni hanno già provveduto ad incentivare il consumo di acqua del rubinetto sia presso gli edifici comunali che nelle mense scolastiche. L’acqua dei nostri acquedotti è a km zero, non deve essere imbottigliata e non necessita di trasporto.

Molti di noi potrebbero consumare l’acqua direttamente dal rubinetto della propria abitazione, ma spesso si preferisce acquistare multi-confezioni al supermercato, pagando oltretutto cifre abbastanza elevate, lasciandosi abbindolare dalle false promesse delle pubblicità.
Se venissero consumati almeno 300.000 litri dai chioschi, potremmo evitare la produzione di 200.000 bottiglie PET, il che vuol dire 9.180 kg di CO2 in meno nell’atmosfera ( 1.380 per la produzione di PET e 7.800 per il trasporto).

Si tratta di cifre davvero notevoli per continuare a far finta di nulla, quando invece si potrebbero riscoprire i vantaggi di fontanelle e case dell’acqua, non credete?

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