Commons Collaborativi, il sitema economico legato all’accesso dei servizi

Rifkin come Platone? L’economista più intuitivo della nostra epoca ipotizza un nuovo tipo di società, più democratica, con un’economia nuova, sostenibile e che prenda le sitanze dal capitalismo. Potremmo forse chiamarla terza rivoluzione industriale quella che aiuterà l’uomo a contrastare il cambiamento climatico. Una lezione chiara e spiegata durante la presentazione del “Bilancio di Sostenibilità 2013 del Gruppo Unipol.

In parte questo cambiamento è già in atto, grazie alle nuove tecnologie, benchè sia un cambiamento lento, e in parte grazie alle tecnologie che Rifkin stesso definisce l’internet delle comunicazioni, dell’energia e dei trasporti. Una gigantesca rete globale che farà scorrere miliardi di dati in ogni momento e a disposizione di tutta l’umanità. Ognuno di noi potrà così produrre ciò di cui ha bisogno al minor costo possibile e con il minor impiego di energia e materiali. Ci verranno in aiuto tecnologie che già esistono, come la stampa in 3D, alimentate con energia rinnovabile prodotta da migliaia di piccoli impianti solari ed eolici residenziali e trasportate con mezzi in condivisione su reti gestite in maniera intelligente.

E’ lui stesso ad affermare: “Ho parlato con il vostro Presidente del Consiglio che ha spiegato di voler puntare sulla digitalizzazione del Paese. Questa è un’ottima cosa, solo però se slegata dai combustibili fossili e dalla tecnologia del secolo scorso. Se l’Italia non cambia oggi il modo di produrre energia e punta sull’innovazione si perderanno intere generazioni di giovani”.
Rifkin ha perfettamente ragione, ma francamente a me risulta difficile pensare che l’Italia punti davvero su un cambiamento così radicale, anche se faccio appello alla mia più sfrenata fantaisa.

Dall’economista de “Entropia, una nuova concezione del mondo” ecco infieri un nuovo sistema economico, che si svilupperà parallelamente al capitalismo. Rifkin li definisce i Commons Collaborativi, ovvero un sistema economico legato all’accesso dei servizi, realizzati e prodotti dai prosumers, ovvero produttori e consumatori allo stesso tempo. Di esempi ce ne sono a migliaia. Si parte dalla rivoluzione nel mondo dell’informazione e della comunicazione, dove oggi milioni di persone sono in grado di realizzare musica, video, notizie, a costi marginali vicini allo zero e di renderli disponibili gratuitamente in tutto il globo.

Sarà così anche per l’energia. Moltissime abitazioni in Germania e Danimarca producono esclusivamente l’energia elettrica necessaria grazie alle rinnovabili, immettendola in rete, così da essere disponibile per l’intero sistema e dove ce n’è più bisogno. Questo ha ridotto la dipendenza dai combustibili fossili e aperto una nuova era, ovvero quella dell’internet dell’energia. Poi sarà la volta dei trasporti. Già oggi grazie ai sistemi di condivisione dell’auto, si possono eliminare 15 auto ogni auto condivisa. Secondo Larry Burns, ex vicepresidente di General Motors, siamo già in grado di eliminare l’80 per cento delle auto in circolazione. “Pensate cosa significa eliminare dalla circolazione più della metà della auto”, sottolinea Rifkin. In una società così delineata si risparmieranno risorse, energia e materie prime, con un fortissimo impulso alla riduzione delle emissioni e della nostra impronta ecologica, senza rinunciare a benessere e consumi.

E speriamo che non rimanga lettera morta.

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