Il corbezzolo simbolo dell’unità nazionale

Il corbezzolo è una pianta sostiziale dai molti nomi: albatro, arbuto, frola marina, urla, rossello, murta e arburin. Per i Romani si chiamava unedo (da unum edo cioè nem angio uno solo) perchè non era appetitoso, poichè non era dolce ma asprigno. Eppure è rucco di zuccheri e serve per preparare bevande gradevoli oltre che diuretiche, marmellate e canditi.

E’ un cespuglio mediterraneo, con tronco breve e rami contorti e foglie sempreverdi. Se non viene tagliato diventa un albero dal fogliame scuro divenendo così una pianta decorativa, specialmente in inverno, poichè i suoi fiori bianchi e campanulati amati dalle api, sbocciano nel tardo autunno quando ancora sui rami vi sono i frutti.

La compresenza del verde delle foglie, del bianco dei fiori e del rosso delle bacche evocò nell’Ottocento la bandiera italiana e quindi nel periodo risorgimentale il corbezzolo divenne il simbolo dell’unità nazionale.

C’è da dire che Ovidio narra che Carna era una ninfa gelosa dellapropria verginità, ma Giano, innamoratosi di lei con uno stratagemma riuscì a possederla e per ricompensarla della perduta verginità le concesse il divino potere di tutelare i cardini degli usci. Quando Proca, erede al trono di Alba longa era ncora piccolo, venne attaccato dalle strigi, uccellacci dalla testa grossa e dagli occhi fissi, col becco rapace, le penne bianche e gli artigli a mo’ di uncino, erano secondo una credenza popolare riferita da Plinio donne trasformate per magia in uccelli.

La nutrice atterrita dagli strilli, accorse alla sua culla e vide che il bambino era morente. Chiese allora aiuto alla dea Carna. Questa toccò per tre volte la porta con una ramo di corbezzolo e sparse l’ingresso d’acqua mista a un filtro magico; poi prese le viscere crude di una scrofa di due mesi, le offrì alle strigi perchè se ne cibassero rispettando quelle del bimbo. Per questo motivo il corbezzolo è considerato anche una delle piante che respingono le streghe di San Giovanni.

Ma esso compare anche alle esequie di Pallante, compagni di Enea, per il quale viene preparato il letto funebre intrecciando un graticcio con verghe di corbezzolo e di quercia. Nel linguaggio dei fiori la sua bianca campanula ha evocato il simbolo dell’Ospitalità. I toscani lo hanno adottato a loro volta al plurale (“Corbezzoli!”) coem esclamazione scherzosa di meraviglia per ulteriore eufemismo da “corbelli” che addolciva a sua volta un’esclamazione triviale: “Non mi rompere i corbelli!”, ma fors’anche per la somiglianza, appunto, dei suoi frutti con i “corbelli”.

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