Il flop del People’s Climate March in Italia e la scoperta di una comunità speciale

Nella giornata dedicata alla marcia per il clima che ha visto centinaia di migliaia di persone riversarsi nelle strade a segnalare il pericolo di un sistema non più sostenibile, le città italiane si inventano la biciclettata che non sensibilizza nessuno e non attrae la quantità di persone che una manifestazione come questa avrebbe dovuto prevedere. A New York sfilano Di Caprio, Sarandon, Ruffalo. A Roma, in sella alla sua Graziella, la Boldrini. Londra, New York, Colonia, Bruxelles e molte altre grandi città di tutto il mondo registrano numeri altissimi, testimoniati dalle foto scattate da utenti e giornalisti. A Roma, ma in generale in tutta Italia, le foto che vengono postate sui social sfiorano l’avvilente, se non il ridicolo. In un’immagine, addirittura, vengono ripresi un gruppetto di turisti ai Fori Imperiali con un hastag (#Romaxpeople’sclimatemarch) a dir poco entusiasta. Ad ognuno il suo.

A Firenze. Stessa musica del resto d’Italia. Il ritrovo è stato alle ore 10,00 in Piazza Giorgini. Foto di gruppo da mandare a New York che chiamava (la risposta, purtroppo, non è stata delle migliori) e partenza verso Piazza S.S. Annunziata per un breve incontro con Critical Mass (associazione che rivendica il ruolo della bici nel traffico fiorentino). Successivamente, i partecipanti potevano scegliere se partecipare ad una manifestazione per la pace in Piazza Michelangelo oppure proseguire verso l’associazione il Melograno che prevedeva una giornata dedicata all’auto produzione e al consumo critico. Abbiamo deciso di proseguire verso la direzione più attinente al messaggio della “chiamata” odierna.
Considerato il significato della giornata, io e la mia compagna di viaggio abbiamo deciso di sostenere comunque l’intero tragitto previsto, camminando.
Otto chilometri e 1 ora e 30 minuti più tardi di marcia, arriviamo all’Associazione il Melograno.

La comunità. Potremmo riportare ciò che è contenuto nel loro sito web www.melograno513.altervista.org, ma raccontarvi l’esperienza diretta di chi vede e vive per la prima volta un luogo e le persone che lo rendono speciale, credo possa essere il miglior modo per descrivere la realtà. Entriamo da una porticina quasi nascosta che cela al suo interno un grazioso giardinetto. Dopo i saluti, iniziamo a cimentarci con la preparazione del pane da lievito madre, per poi ricongiungerci a pranzo (offerto dalla struttura con il contributo degli ospiti). L’atmosfera è sublime. C’è chi si conosce, chi suona, chi affronta il tema cardine della giornata. Successivamente, si allestisce, sempre in giardino, un laboratorio di ceramica al quale aderiscono grandi e piccini. Quasi parallelamente, nell’altra ala del giardino, comincia l’illustrazione sulla produzione fai da te di tofu (breve, semplice e chiara).

A seguire, c’era chi proponeva ricette per ottenere dolci vegan (frolla, crema pasticcera e di mele) e bevande rinfrescanti (ottenute da fermentazione di alcuni microrganismi), che abbiamo avuto anche il piacere di assaggiare (non sapete cosa vi siete persi!). Il tutto intervallato da canzoni suonate alla chitarra. Il piacere dell’ambiente e le scoperte fatte colorano una giornata inizialmente grigia. Dopo queste interessantissime attività, scambiamo due chiacchiere con una delle persone che gestisce l’Associazione il Melograno, Claudia Chiquet. Ci parla della Fondazione nata nel 1990 a Grosseto e del collettivo che ha visto la luce, a Firenze, nel 2006.

Nella struttura ci sono 3 persone adulte, un gruppo di 5 ragazzi e una ragazzina diversamente abile. L’associazione risponde al motto “Aggregazione”. Una parola che può sembrare superata, ma ciò che avviene in questo piccolo paradiso all’interno di Firenze sposa appieno il significato più nobile di questo termine. Le iniziative proposte vanno dal laboratorio artistico a quello musicale ad attività di volontariato, svolgendo un ruolo cruciale nella Rete di solidarietà del Quartiere 2 fiorentino. Una delle novità che ci sono state, e di cui tutti vanno orgogliosi, è l’apertura della biblioteca.
Persone come loro sanno quanto sia basilare conoscere per non soccombere. Abbiamo incontrato persone avventurose, con livelli di conoscenza elevati, abilità artistiche, ma soprattutto donne e uomini felici.

L’associazione non percepisce soldi e si auto-sostenta con i guadagni personali di chi la gestisce e con il contributo in prodotti di diverse persone del quartiere. La retrograda concezione del denaro come mezzo per poter ottenere tutto, in questo luogo, è ampiamente superata. Quello che vi resta da fare è partecipare alle loro cene sociali del mercoledì in Via Aretina,513 e scoprire un nuovo modo eco-sostenibile di concepire la quotidianità.

“L’ amore pretende di parificare, ma il denaro riesce a differenziare”.
Aldo Busi

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