Giappone, la caccia ai delfini è ufficialmente aperta

Si è aperta ieri 1 settembre, la prima giornata di caccia ai delfini in Giappone, che si protrarrà  fino al mese di marzo. L’ultima campagna di caccia aveva provocato reazioni indignate, specialmente da parte dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Giappone, Caroline Kennedy, che aveva denunciato la “disumanità” di questa pratica in un messaggio sul suo account di Twitter.

I pescatori di Taiji attirano i delfini in una baia, circa 2.000 ogni anno, uccidendone una parte per vendere la loro carne, gli altri sono venduti ai parchi acquatici. Dietro all’esibizioni di delfini ammaestrati, c’è un lato decisamente oscuro, la provenienza e le modalità di cattura. Le loro evoluzioni richiamano moltissimi visitatori, che non sono certamente a conoscenza di questo cruento metodo. La cittadina di Taiji, chiammata la baia insanguinata, situata nel sud del Giappone, dà in questo senso molte e inquietanti risposte. In questa località la cattura dei delfini rappresenta una consolidata attività economica poiché un esemplare destinato ai parchi acquatici può valere centinaia di migliaia di franchi.

La cattura. Dopo essere stati avvistati al largo dai pescherecci, i branchi vengono fatti deviare dal loro corso attraverso il rumore prodotto e propagato in acqua da bastoni metallici. I delfini, frastornati, vengono così disorientati e forzati a entrare all’interno di questa angusta baia, dove la ristrettezza dello spazio si rivela non di rado fatale. Si procede quindi alla famigerata selezione. Da una parte, gli esemplari ritenuti idonei ai parchi acquatici. mentre quelli scartati, vengono uccisi al fine di commercializzarne le carni come genere alimentare.

I delfini sopravvissuti una volta introdotti nei parchi, vivono in condizioni di intenso stress, in natura  possono vivere anche fino a 60 anni, in cattività muoiono dopo un paio di anni.In passato quando 20/30 anni fa in Inghilterra si costruirono delfinari in ogni posto quegli introdotti preferirono uccidersi sbattendo la testa contro le pareti delle vasche oppure ingerendo le mattonelle. È giusto andare a vedere i delfini nel loro habitat, dove possono nuotare liberi come accade per i loro simili di Cuba, Findhorn e delle isole Skye, Mull e Iona (oltre alle orche e alle balene) in Scozia, e dell’Irlanda, dove attirano migliaia di visitatori ogni anno pur essendo liberi in mare aperto. C’è un paese importante come l’India, che proprio di recente ha deciso di vietare i delfinari nel proprio territorio.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie