Il Biodiesel da alghe è sempre più competitivo, velocità uguali alle fonti fossili

C’è biodiesel e biodiesel e l’equivalenza sostenibile uguale biocarburante va accettata solo con riserva. Infatti, ben è noto anche al mondo scientifico e ambientalista di tutto il mondo che se, per avere una diminuzione delle fonti fossili, lo scambio in gioco è la perdita di suolo agricolo, di foreste, di corsi d’acqua e di ecosistemi importanti, che si riflettono con danni sociali alle popolazioni in via di sviluppo, allora la risposta all’unisono è no. Tuttavia la nuova frontiera di biocarburanti che utilizza modelli energetici come le alghe, rappresenta un panorama di energia pioniera da valutare nei pro e contro con interesse e attenzione.

Che il futuro si chiami biodiesel estratto dalle alghe, è un po’ presto per dirlo, ma di sicuro questi organismi vegetali rappresentano una miniera di potenziali risorse che possono aiutarci a fronteggiare i pericoli incombenti dei cambiamenti climatici dovuti a fonti fossili. Quel che è certo è che la cronaca di questi giorni ha evidenziato che con la tecnologia il carburante biodiesel microvegetale ha conquistato il record di velocità su terra per motori biodiesel, raggiungendo i 217 km/h.

Così un vecchio pickup Dodge Rampage degli anni ’80 si è trasformato in una vettura del futuro dal motore tecnologico ecosostenibile. I ricercatori che hanno realizzato questa impresa lavorano per la Utah Stat University, ed hanno partecipato all’ambizioso progetto anche l’istituto di ricerca UTU Michael Morg nonché il pilota Steve Mendez.
Il carburante è stato ottenuto con una particolare combinazione di alghe e di semi di cartamo. Il camioncino Dodge Rampage è stato alimentato con una miscela biodiesel al 20% ottenuta da alghe/cartamo, per questo gli scienziati lo hanno battezzato B20.

Non si pensava che potesse dare questi risultati, e il successo si può considerare un vero salto nel futuro poiché tale velocità ha superato il precedente record di oltre 48 km/h. Un nuovo passo in avanti per la scienza che utilizza le alghe come materia prima per ricavarne un carburante biodiesel e che si aggiunge agli sforzi di tanti anni e ai milioni di dollari spesi finalizzati a creare un combustibile più rinnovabile. Quando si parla di tecnologia verde il freno che impedisce la svolta popolare, è sempre quello: il costo elevato. Tuttavia considerando i costi che l’inquinamento lascia in eredità, investire in queste fonti rinnovabili non è mai più costoso in definitiva.

Il biocarburante a base di alghe rappresenta un modello energetico di terza generazione che scavalca le ombre dei biocarburanti tradizionali (prima e seconda generazione) come quelli ottenuti da colza, soia o dal girasole. Infatti, la resa in olio da parte delle microalghe (le macroalghe non hanno riportato risultati soddisfacenti) mostra valori più elevati rispetto ad altre colture oleaginose, grazie al loro elevato contenuto lipidico. Inoltre, ai vantaggi in termini di efficienza di produzione bisogna considerare che questi microorganismi vegetali richiedono una minore estensione di suolo (anche 49-132 volte minore di quella richiesta dalla coltivazione del colza e della soia) e possono essere utilizzati, terreni marginali che non vanno a sottrarre suolo agricolo.

D’altra parte, serve una tecnologia sempre più avanzata che riduca al minimo l’uso di risorse per l’allevamento di alghe (acqua e nutrienti) in modo da essere davvero ecosostenibile su larga scala. Il combustibile derivato da alghe è diventato l’energia sperimentale che alimenta una piccola flotta di aeromobili della “US Navy”, la marina militare degli Stati Uniti, e non è il solo esempio: anche nel mondo delle corse, il biodiesel in questione, sta facendo i suoi primi passi. Sono diversi gli studenti universitari ma anche i camionisti dei grandi “truck” americani affascinati da questa duplice occasione: fare il pieno di biocarburanti ecologici soddisfando allo stesso tempo il proprio amore per la velocità.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie