Il caffè e il suo genoma

Anche del caffè è stato sequenziato il genoma. Vi si è applicato un gruppo di ricerca internazionale dell’Università di Buffalo negli Stati Uniti e del Cnrs francese, ha portato a termine il lavoro di lettura delle sequenze geniche di Coffea canephora, la varietà di caffè nota commercialmente con il nome di “robusta”, da cui si ricava il 30 per cento circa del caffè prodotto nel mondo, mentre il restante 70 per cento deriva dall’arabica, a minore contenuto di caffeina e considerata più pregiata.

Lo studio del genoma ha sempre un risvolto sia scientifico che commerciale. Per ciò che concerne il caffè il motivo è chiaro: i suoi chicchi muovono un’economia miliardaria su scala globale. Secondo le stime della International Coffe Organization, solo lo scorso anno, sono state prodotte 8,7 milioni di tonnellate di caffè. La sua industria impiega 26 milioni di persone in 52 paesi, e se ne consumano al mondo oltre due miliardi di tazze al giorno.

In base ai dati raccolti attraverso questo studio sono state acquisite sulla caffeina. Secondo i ricercatori che hanno lavorato al progetto, i cui risultati sono stati pubblicati su Science, la sequenza e la posizione dei geni implicati nella produzione di caffeina indicano che nella pianta del caffè si sono evoluti in modo indipendente da quelli che svolgono la stessa funzione in altre piante imparentate, come il tè e il cacao. In altre parole, sembrerebbe che i geni produttori di caffeina non derivino da un antenato comune, ma che ciascuna pianta li abbia sviluppati per conto proprio.

Sulla funzione della caffeina, da un punto di vista evolutivo per la pianta, gli scienziati hanno diverse ipotesi. Una è che questa sostanza chimica faccia da repellente per gli insetti dannosi. Un’altra è che serva a bloccare la crescita di piante in competizione, richiamando gli insetti impollinatori, attratti e come noi “dipendenti” dalla caffeina. Secondo uno studio recente, per esempio, le api che hanno assaggiato il nettare di piante produttrici di caffeina, tendono a cercarle di nuovo.

La sfida ora è utilizzare le informazioni sul genoma per collegare specifiche sequenze geniche con tratti caratteristici del caffè, come il gusto e l’aroma. In futuro se ne potrebbero ricavare strumenti per migliorare la pianta, sfruttando gli incroci per accelerare lo sviluppo di nuove varietà, più resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie. Nel caso del caffè, una delle preoccupazioni degli esperti è che sta diminuendo rapidamente in tutto il mondo la diversità genetica di questa pianta, che ha avuto origine in Africa e ha conquistato il mondo. Dagli studi sul genoma si spera arrivi l’input per invertire la rotta.

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