Il pero o della femminilità

L’albero del pero (Pirus communis) nell’antichità era consacrato alla luna e poi in seguito ad Era, sposa di Zeus. Ma lo si considerava anche sacro ad Atena, quale dea della morte che, nel santuario di Tebe, era detta Onca, di fatto nome pre-ellenico del pero. La forma del frutto assomiglia un poco a quella del ventre femminile, per questo veniva associato ad Afrodite e considerato un simbolo erotico.

Sembra che fino a non molto tempo fa nel cantone svizzero di Argovia si piantava un melo quando nasceva un maschio, e un pero se veniva alla luce una bambina: il bimbo e la bimba, si raccontava, cresceva o deperiva con il suo albero. Il suo bel fiore bianco è anche simbolo di Lutto in Cina dove il bianco è un colore funebre.

Nel Medioevo soprattutto occidentale, assunse anche un aspetto sinistro, sembra perchè il suo legno tende a mercire facilmentee si spezza. Il Cacciatore gobbo, figura di una leggenda svizzera che si raconta fra Wildegg e Lupfig, giocava ai passanti schersi maligni dall’alto di un pero selvatico al quale infine si impiccò.

In Turingia si favoleggia invece di una mucca fiammeggiante che dapprima si mutò in pero e poi in una vecchia. In realtà questa leggenda allude alle tre stagioni dell’anno: l’estate-mucca fiammegiante diventa un pero in autunno e infine una vecchia, simbolo della Sterilità della natura durante l’inverno.

Al pero è associato tradizionalmente l’orso che sarebbe ghiotto dei suoi frutti. Questa sua predilezione ha ispirato due proverbi toscani: “Chi divide le pere con l’orso n’ha sempre men che parte” e “Sarà quest’anno di molte pere, diceva l’orso, perchè n’harebbe volute”.

Pare che nel Settecento le pere divennero anche dolci “da passeggio”. Per le vie un ambulante con un calderone, il peracottaro, le vendeva cotte, ricoperte di caramello e infilzate su un bastoncino per poterle mangiucchiare per strada.

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