La buona scuola secondo Renzi

Siamo ormai a settembre e parlare di scuola è inevitabile, ne stanno parlando tutti: le famiglie che dovranno affrontare spese di iscrizione, materiale e libri, il personale, soprattutto quello precario, sempre in attesa di giudizio, ovvero di destinazione, sicché non poteva mancare anche la voce del nostro premier.
Matteo Renzi ha  messo on line un documento, la buona scuola, disponibile sul sito del MIUR, dove è anche possibile iscriversi per partecipare ad un confronto con le figure professionali coinvolte, ma anche genitori e familiari interessati a discutere i punti proposti nel programma, perché “per fare una buona scuola non basta solo un governo, ci vuole un paese intero”.
Si possono leggere le singole sezioni del programma o scaricarlo nella sua versione breve in 12 punti.Le intenzioni espresse sono ambiziose:

  • Azzerare il precariato grazie ad un programma di assunzioni di ben 150.000 docenti entro settembre 2015
  • Programmare periodicamente i concorsi per i profili professionali necessari nella istituzione scolastica e sancire quindi una volta per tutte che le assunzioni nella scuola avverranno solo per concorso, come stabilito nella norma costituzionale. 40.000 assunzioni di giovani dovrebbero essere effettuate nella scuola tra il 2016 ed il 2019. L’aumento del numero di insegnanti dovrebbe assicurare la possibilità del tempo pieno ed eliminare le supplenze brevi, in modo da favorire la continuità didattica necessaria alla formazione degli alunni.
  • Scatti in busta paga dei docenti ogni tre anni, ma solo legati alle valutazioni di merito.
  • Rapporti annuali di autovalutazione per ciascun istituto scolastico e programmi di miglioramento.
  • Formazione continua e fondata sulle risorse interne create dal confronto paritario tra i docenti.
  • Trasparenza: dal 2015 dovranno essere on line i bilanci, risorse, offerte formative, progetti.
  • Deburocratizzazione: creazione di gruppi di lavoro tra presidi e docenti che si occupino di individuare le procedure burocratiche inutili promuovendo quindi le iniziative necessarie alla loro eliminazione.
  • Digitalizzazione: portare nelle scuole il wi fi e la banda larga.
  • Potenziare le attività sportive e le materie musicali ed artistiche.
  • Migliorare ed estendere l’offerta formativa per le lingue straniere e l’economia.
  • Integrazione con attività pratiche e lavorative nelle scuole professionali nel corso dell’ultimo triennio.
  • Ricercare le risorse economiche per il miglioramento dell’offerta formativa incentivando anche gli investimenti privati con la defiscalizzazione e la deburocratizzazione.

Alcuni punti di questo programma saranno sicuramente controversi, come ad esempio quello relativo agli scatti in busta paga vincolati al giudizio di merito: a chi sarà demandato il compito di esprimere tale giudizio? Sarà questo un modo per consentire realmente al merito di emergere o non rischia di divenire una fabbrica di cosiddetti yes-man?

Chi si occuperà della formazione dei colleghi? Esisteranno figure di docenti senior?

Dove verranno reperite le risorse economiche per assumere tutte queste persone?

Insomma il dibattito si è appena aperto e non resta che attenderne gli sviluppi.

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