L’Italia dei risparmiatori spaventa la politica

L’italiano, quando se lo può permettere, scialacqua il suo denaro comprando tutto ciò che lo soddisfa per un tempo che va dall’acquisto alla successiva pubblicità che lo induce a riacquistare lo stesso prodotto con poche differenze rispetto a quello “obsoleto”.
Ultimamente, però, in pochi se la passano bene.
Capita così che, invece di accendere mutui o investire nell’immobile o in qualche attività, l’italiano faccia la formichina conservando il suo guadagno, in banca o a casa.
Questo, giocoforza, produce degli effetti distruttivi sull’economia, perché non ci sono transazioni e, quindi, nessuna imposta che lo Stato e le banche possano riscuotere.
Non c’è solo il timore di spendere, ma anche una rinnovata vecchia abitudine: quella di usare il denaro liquido.
“Il valore di contanti e depositi bancari è aumentato di 234 miliardi di euro negli ultimi sette anni. Le consistenze sono passate dai 975 miliardi di euro del 2007 a una massa finanziaria di 1.209 miliardi nel marzo 2014, con un incremento del 9,2% in termini reali ”.
Come interpretare questa nuova informazione data dal Censis (Centro Studi Investimenti Sociali)?
Evitiamo di fossilizzarci sull’aspetto tecnico con sigle improponibili dal chiaro intento di confondere le idee e veniamo ad una spiegazione che sia logica e chiara per tutti.
Esistono due tipi di economia: reale e finanziaria.
L’economia reale è costituita da coloro che producono ricchezza, ovvero i lavoratori.
L’economia finanziaria è composta da persone che utilizzano stratagemmi amorali che possano indurre il lavoratore a non capire dove andranno a finire i suoi soldi. Il contadino, ad esempio, produce e uno sconosciuto in giacca e cravatta gioca con il denaro derivante dal suo lavoro.
Quindi, vedendosi defraudato dei frutti della propria semina, il contadino non si fiderà dell’impiegato (come logico che sia) che gli offre un tasso minore celante una tassa maggiore.
È possibile tutto questo?
Certo, perché le leggi sono scritte da politici che, non essendo competenti nelle proprie funzioni, cedono il testo in bianco a qualche lobbista bancario che elaborerà una ode all’estorsione facendola passare per l’inno della legalità.

Anche le cronache giudiziarie riguardanti alcuni colossi bancari hanno influito sulla diversa considerazione dell’opinione pubblica per gli istituti di credito.
Con i casi Unipol- Fonsai, Carige, Banca delle Marche, Monte dei Paschi di Siena i risparmiatori, evidentemente, hanno cominciato a nutrire qualche sospetto che forse chi amministra i loro soldi e suggerisce come utilizzarli non siano proprio delle persone limpide.
Ci si limita al deposito, senza investimenti.
Nessun rischio, nessun danno.

I soldi risparmiati, allora, andranno a produrre gettito nelle casse dello Stato?
La risposta la fornisce il Censis: “Azzerati i consumi (-7,6% dal 2007 a oggi), dimezzati gli investimenti immobiliari (dalle 807.000 compravendite di abitazioni del 2007 alle 403.000 del 2013)”
Una sentenza.
Finché non ci sarà un progetto serio sulla ripresa economica, non sarà l’UE a togliere i fondi all’Italia, ma gli italiani stessi.

“Ottobre: questo è un mese particolarmente pericoloso per investire nelle azioni. Altri mesi pericolosi sono luglio, gennaio, settembre, aprile, novembre, maggio, marzo, giugno, dicembre, agosto e febbraio” – Mark Twain

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