L’Italia in cifre, le percentuali del disastro

Le cifre dell’ISTAT come non le avete mai lette. In Italia, eravamo 59.685.227 abitanti fino a gennaio 2013. Il saldo, rispetto all’anno 2012, è negativo. La tendenza è a favore di una migrazione, verso lidi stranieri, costantemente in aumento nei numeri.

Ogni anno, vanno via circa 78.000 italiani. Gli stranieri residenti in Italia sono circa 4,5 milioni ( numero destinato a salire vertiginosamente se si considera chi non ha effettuato la registrazione presso un’anagrafe ). L’aspettativa di vita è di 85 anni per le femmine e 80 per gli uomini ( le donne son sempre avanti ). Curiosa è la statistica che riguarda la popolazione attiva, cioè quella compresa tra i 15 e i 65 anni che contribuisce alla crescita economica del Paese. Ebbene, questo valore è del 54%. Ciò vuol dire che, escludendo i bambini e gli anziani, ci sono troppi disoccupati e tantissimi parassiti (vedere consigli comunali, provinciali,regionali, in aggiunta a Montecitorio e Palazzo Madama).

Il numero delle nascite,rispetto al passato, si riduce costantemente.
Ci si sposa in età più avanzata, circa 35 anni. Segno di una scelta ponderata o di una paura dovuta al vincolo matrimoniale (finché morte non vi separi,effettivamente, metterebbe ansia a chiunque)? Le cifre sulle separazioni e i divorzi parlano chiaro: aumento del 100% rispetto alla metà degli anni ’90. La gente non si sopporta più o mostra meno pazienza nel rapporto con il partner? Teniamo ben presente che viviamo in una società dove l’usa e getta (motto intramontabile del consumismo) è un leitmotiv della nostra vita.

Quindi,non deve sorprendere se mandiamo in malora un rapporto che sembrava solido perché ci sono tanti pesci nel mare. L’offerta per chi vuole provare altro è molto ampia. Anche se non si sceglie, il solo fatto di poterlo fare rende più sereni e invulnerabili. Il cinema risulta il mezzo di intrattenimento più gettonato. Seguono musei e mostre (dato non del tutto scontato), spettacoli sportivi (nulla di nuovo) e discoteche (dove il contatto sociale è nullo o scadente).

Dal punto di vista alimentare, si riscontrano delle anomalie dovute alla globalizzazione. Pasta,riso e pane giocano un ruolo da padrone. Seguono frutta (dato degno di nota), pesce, latte e verdure ( percentuali bassissime per un alimento che dovrebbe essere in cima alla classifica, considerando anche il Paese preso in esame). I valori in percentuale di latte e farinacei sono in deflessione lenta, ma costante. Segno di un’aumentato numero di intolleranze a lattosio e glutine, ma anche di un cambio di passo di una significativa fetta di popolazione verso un’alimentazione più sostenibile.

La statistica sui mezzi di trasporto è una sentenza. Il 75% degli italiani utilizza l’automobile (segno di un’aumentata pigrizia e di uno scarso senso dell’ambiente). Solo l’11% va a piedi, mentre sono in escalation, 3%, le persone che utilizzano i treni (se non fossero così fatiscenti e poco funzionali, il numero potrebbe salire considerevolmente…).
Il bus? È destinato solo al 2,6% della popolazione. Se non si offre un servizio valido, non ci si può aspettare che qualcuno lo utilizzi con una certa frequenza.Tra gli apparecchi tecnologici, il più amato (e usato) dal 92% degli italiani è il cellulare. Seguono al 59% il PC con il 55% di italioti che usufruisce di accesso ad internet.

Ora, prendiamo in esame un dato non presente nel database Istat: il numero di omicidi. Nel 2013, sono stati 400. Un numero bassissimo per il nostro Paese. Come mai? Guardate le cifre delle persone che si connettono al web e i commenti a notizie, foto e post: ormai, la rete è diventata un ring dove poter sputare veleno su chiunque a colpi di tastiera e emoticon deridenti. Una sorta di sfogatoio dove poter riversare le amarezze e le ingiustizie subite nel quotidiano. È un bene? Per certi versi sì, in quanto si impedisce la violenza. Allargando lo spettro no, perché crediamo che il mondo sia tutto lì. Pensiamo basti un post o la condivisione di un articolo sublime per farci sentire rivoluzionari. Prendersela nel di dietro nella vita reale e fare i fighi in quella virtuale, non causerà meno dolore anale (un rima ci sta sempre bene).

Veniamo alle spese mensili. Destiniamo una media del 40% dei nostri ricavi alla nostra casa (imposte, mutuo, arredo, prodotti di pulizia, detersivi). Buffo, considerando che è il luogo che viviamo meno appieno, considerando l’intrattenimento con TV, PC, consolle varie e Tablet. Una percentuale del 20% del nostro stipendio è destinato al mezzo di trasporto che utilizziamo (principalmente l’auto con rate, bollo, assicurazione, tasse di ogni genere, benzina e manutenzione). Pensate se usassimo di più la testa e le gambe. Ne gioverebbero anche le nostre tasche.
Il 17%, circa, lo investiamo in una voce definita “altro” che altro non sono che bollette, tasse e estorsioni varie.
Scorreremo ancora altre curiosità italiane censite dall’ISTAT.
Per adesso, meglio fermarsi qui. “In Italia il far nulla appartiene alle occupazioni.” Carlo Dossi.

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