Anche l’ombrello diventa green, arriva Ginkgo

Quante volte vi è capitato di trovarvi nel bel mezzo di un acquazzone e imprecare contro il vostro ombrello sganasciato? UNa delle stecche si è rotta, cando sì che l’acqua vi si rovesciasse addosso, oppure una raffica di vento lo ha ribaltato…… Insomma vi siete ritrovati con un ombrello da buttare. E per gettarlo consapevolmente è necessario disassemblarlo, cosa che non farà mai nessuno, ne sono certa.

Perciò secondo la moda di oggi sembrerebbe utile usare lo slogan “keep calm and go to Ginkgo”, l’ombrello in propilene 100% riciclabile, flessibile, resistente a pioggia, urti e vento. Vediamone nel dettaglio le caratteristiche:

Flessibile
Le stecche o bracci non sono assemblati, come nella migliore tradizione, ma realizzati in un unico pezzo di plastica flessibile. La particolare geometria brevettata gli permette di resistere al vento, flettendosi elasticamente e tornando in posizione senza deformarsi. Le giunture integrate sono progettate per durare migliaia di cicli di apertura e chiusura.

Solo 20 pezzi
Il numero dei componenti di Ginkgo è stato notevolmente diminuito, dai tradizionali 120 a 20 appena. Per l’assemblaggio non vengono utilizzate nè viti nè perni; tutti gli incastri sono realizzati mediante snap-fit che ne garantiscono affidabilità e durata nel tempo. Pochi componenti per ridurre al minimo le possibilità di rottura, ed opportunamente progettati per essere tutti realizzati con stampi ad iniezione.

100%PP
Il polipropilene è un materiale onnipresente nella vita quotidiana. È stato scelto per Ginkgo perchè è fra i più leggeri materiali plastici, pur essendo estremamente resistente alle sollecitazioni meccaniche ed agli agenti chimici. Garantisce al tempo stesso flessibilità per i bracci e le giunture, robustezza e rigidità per il palo. Ed ovviamente, è totalmente riciclabile.

Problemi con gli ombrelli normali
Gli ombrelli attualmente in commercio sono sì costituiti da materiali riciclabili quali plastica, metallo e legno, ma vi è però il problema di doverli disassemblare per smaltirli correttamente, cosa che di fatto li rende non riciclabili e dannosi per l’ambiente. La tela in poliestere, ad esempio, impiega fino a 100 anni per biodegradarsi. Considerando mediamente 240 grammi di metallo per ombrello, ogni anno ne vengono sprecate 240’000 tonnellate. Sarebbero sufficienti per costruire più di 25 Torri Eiffel.

Sostenibile
Ginkgo è realizzato interamente in un unico materiale. Tutti i componenti, dal tessuto della copertura al filo delle cuciture, dal palo al pulsante di chiusura, sono in polipropilene. Tutti gli elementi di fissaggio, quali viti, perni ed in particolare colle, sono stati eliminati in favore di snapfit integrati nei pezzi. Questi accorgimenti rendono Ginkgo riciclabile così com’è, senza la necessità di separarne i componenti.

Pezzi di ricambio
La facilità di montaggio e smontaggio tramite snapfit garantisce in oltre la concreta possibilità di riutilizzare le parti ancora funzionanti, sostituendo solamente quelle danneggiate.

Chiudere il cerchio
Essendo ottenuto esclusivamente per iniezione della plastica, Ginkgo è già predisposto ad essere realizzato con plastiche biodegradabili ad impatto zero o, alternativamente, ad essere completamente recuperato in fase di smaltimento e riutilizzato in fase di produzione secondo la logica cradle-to-cradle.

PHA cambia tutto
I poliidrossialcanoati (PHA) sono polimeri poliesteri termoplastici sintetizzati da vari generi di batteri (Bacillus, Rhodococcus, Pseudomonas, etc…) attraverso la fermentazione di zuccheri o lipidi. Queste macromolecole lineari, in particolari condizioni di coltura, si accumulano nei batteri sotto forma di microscopici granuli, e sono prodotti dai batteri com riserva di energia. Questo tipo di bio plastica è idro-repellente e stampabile. Questo materiale si biodegrada quando altri microrganismi cominciano ad attaccarlo, reintroducendolo nella catena alimentare senza lasciare residui tossici.

Sono stati l’ingengnere Gianluca Savalli e il designer Federico Venturi a progettarlo, su iniziativa del Politecnico di Milano, creando un piccolo capolavoro di design e materia sotto le spoglie del più classico degli oggetti.

Non a caso, questo ombrello in polipropilene è già stato premiato nell’ambito dell’edizione italiana del concorso internazionale James Dyson Award 2012 e ora .

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