Mancanza d’acqua: possibili soluzioni entro il 2050

Il problema della mancanza d’acqua affligge ad oggi un terzo della popolazione mondiale, un problema che si fa sempre più pressante, per l’aumento della popolazione, per il riscaldamento globale, per l’inquinamento. Si stima che entro il 2050 la popolazione mondiale arrivi a circa 9 miliardi di persone e allora? Come porsi di fronte a questo problema?

Uno studio pubblicato su Nature Geoscience, condotto dal Dr. Yoshihide Wada del Dipartimento di Geografia fisica presso l’Università di Utrecht (Paesi Bassi) e dal Prof. Tom Gleeson, del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di McGill (Montreal, Canada), sembra affermare però che tale problema è risolvibile e in un arco di tempo relativamente ridotto.

Secondo i due ricercatori nell’arco di 35 anni, grazie all’applicazione di alcune misure strategiche, sarebbe possibile ridurre del 2% il numero delle persone che vivono in aree sofferenti dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico. Affinchè questo sia possibile sarà necessario agire soprattutto sulla gestione dell’uso della risorsa, più che sull’aumento della sua disponibilità e quindi in un’ottica di riequilibrio e rispetto dei sistemi naturali.

Lo studio ha in primis misurato l’incidenza del problema quantificando il numero delle persone che vivono ogni giorno il disagio dello stress idrico, in zone in cui l’acqua a disposizione, soprattutto di origine fluviale, è per almeno il 40% già utilizzata per altri scopi e viene quindi sottratta dalla quantità destinata agli usi quotidiani.

E’ risultato evidente che il problema è legato ai sistemi produttivi e commerciali che spingono a una continua crescita economica, all’aumento della popolazione, alle abitudini di utilizzo domestico e irriguo della risorsa, ma anche ai cambiamenti climatici.

È per questo che, grazie ai dati raccolti, sono state individuate 6 aree strategiche, 6 “fasce di azione” secondo le quali operare con differenti approcci, per lo stesso obiettivo. Ci sono misure “soft” e misure “hard”. Le prime si concentrano sull’educazione ad un utilizzo più saggio e sostenibile delle fonti idriche, le seconde, più estreme, possono essere definite “d’emergenza”, ma che richiedono maggiori investimenti e fanno riferimento a sistemi di accumulo e/o trattamento di quantitativi d’acqua altrimenti non disponibili.

Misure soft:
-Per quanto concerne l’agricoltura, l’irrigazione ha un ruolo fondamentale. Una soluzione sarebbe ridurre il quantitativo di acqua necessario attraverso nuove cultivar o una maggiore efficienza di distribuzione dei nutrienti. Questa soluzione comporta però il rischio relativo agli impatti di modificazione genetica e di eutrofizzazione.
-Per migliorare l’irrigazione un altra metodologia sarebbe quella di ricorrere alla tecnologia, utilizzando ad esempio sistemi a sprinkler o a goccia, che avrebbero però, come lati negativi, i costi di installazione e il rischio di salinizzazione dei suoli.
-Migliorare l’uso della risorsa acqua, inteso come riduzione di sprechi, perdite e riciclo, potrebbe invece essere di grande aiuto in ambito sia domestico che industriale.
-Un’altra misura si concentra sui metodi di contenimento della crescita della popolazione mondiale, attraverso una pianificazione familiare e incentivi fiscali. Le tendenze attuali testimoniano però la difficoltà di un tale tipo di intervento.

Misure hard:
-Aumento dello stoccaggio d’acqua in grandi serbatoi.
-Desalinizzazione dell’acqua di mare.

Gli interventi più drastici, per avere effetto, dovrebbero essere realizzati secondo dimensioni che potrebbero risultare impattanti per gli equilibri idrici e ambientali in genere.
Sebbene sia chiaro ormai che è necessario intervenire, la soluzione più saggia e meno impattante sembra essere un miglioramento, a livello globale, dell’utilizzo di questa preziosissima risorsa.

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