Nate 22 tartarughine Caretta caretta a Menfi – video

Questa notte 22 tartarughine sono nate intorno alla mezzanotte, dopo poco più di 60 giorni dalla deposizione sulla spiaggia della zona Capparrina di Menfi (Agrigento), nei pressi del camping La Palma. E’ la seconda schiusa in pochi giorni della costa dell’agrigentino, infatti pochi giorni fa altre 63 tartarughine hanno preso la via del mare dalla spiaggia della riserva naturale e Oasi WWF di Torre Salsa. Ambedue i nidi sono stati seguiti fin dalla deposizione da personale del WWF Italia e da volontari con il coinvolgimento di diverse associazioni locali e non.

A Torre Salsa oltre al personale della riserva sono stati seguiti i nidi dai volontari dell’associazione Archelon che hanno svolto per tutta l’estate attività a supporto della riserva mentre a Menfi sono state diverse le associazioni presenti, e l’accertata nidificazione è frutto della scelta di procedere quest’anno ad un attento monitoraggio giornaliero delle spiagge; il progetto pensato dall’associazione OfficinAmbiente è stato sostenuto dal WWF Italia, dal Laboratorio di Zoologia dell’Università degli Studi di Palermo, da ScopriMenfi, dal gruppo AGESCI Menfi 1° e dal camping La Palma che ha ospitato i volontari.

La costa meridionale della Sicilia si conferma anche quest’anno sito di importanza strategica per la riproduzione di questi animali tant’è che si è in attesa della schiusa di un’altro nido in una delle spiagge di Mazara del Vallo.

La tartaruga marina è tra i tesori più preziosi del nostro mare. Delle 7 specie di tartarughe marine che vivono nei mari di tutto il mondo, la Caretta caretta, la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) frequentano anche il Mediterraneo, che ogni anno ospita almeno 7.200 nidi di Caretta caretta.

Appena nate, le piccole tartarughe scavano assieme la sabbia verso la superficie, poi corrono freneticamente verso il mare, dove nuotano ininterrottamente anche per tre giorni, in modo da raggiungere al più presto il mare aperto. Gran parte dei piccoli finiscono vittime di predatori presenti in gran numero sia sulla spiaggia che nelle acque vicino la costa.Pur essendo perfettamente adattati alla vita marina, questi animali sono ancora legati alla terraferma per una sola ma fondamentale fase della loro vita: la riproduzione. Nella maggior parte delle specie le femmine depongono di notte, in modo da evitare le alte temperature del giorno che potrebbero risultare fatali. Lo sforzo richiesto per la riproduzione è notevole e può durare anche diverse ore. In una buca preparata con cura nella sabbia la femmina depone un centinaio di uova che, se tutto va bene, si schiudono circa due mesi più tardi.

Dopo alcuni anni trascorsi in mare aperto, i giovani della maggior parte delle specie si avvicinano alle coste e iniziano a frequentare i fondali bassi: sono ormai abbastanza grandi da non dover più temere quei predatori ai quali sono scampate da piccoli. Raggiunta la maturità sessuale, stimata tra i 15 e i 30 anni di età, le tartarughe compiono periodicamente spostamenti anche di migliaia di chilometri per raggiungere i luoghi di riproduzione che, perlomeno in alcune specie, sono gli stessi dove sono nate. Ciò non avviene necessariamente ogni anno e può variare a seconda della specie e del sesso; di solito la femmina si riproduce ogni 2-3 anni, con 2-4 deposizioni per volta.
Molti aspetti della biologia delle tartarughe sono ancora poco chiari, principalmente a causa delle difficoltà di studiare animali che vivono in mare. Ciò rende più difficile valutare appieno i loro problemi e trovare le opportune soluzioni per risolverli. Tutte le specie di tartarughe marine sono considerate in pericolo di estinzione: dopo decine di milioni di anni gli oceani rischiano di perdere per sempre alcuni dei loro ospiti più affascinanti.

Sulle spiagge italiane si contano circa 30-40 nidi di Caretta caretta ogni anno, concentrati in Calabria e Sicilia. Ma oggi tutte e sette le specie sono considerate a rischio estinzione e la causa principale è l’impatto con le attività umane, a partire dalla pesca accidentale. In tutto il Mediterraneo si stima che ogni anno più di 130.000 tartarughe vengano catturate accidentalmente negli attrezzi da pesca, di cui oltre 40.000 non sopravvivono. Mentre in Italia la pesca accidentale colpisce più di 20.000 esemplari all’anno. A queste vanno aggiunte le migliaia di tartarughe che ingoiano sacchetti di plastica scambiandoli per meduse, che vengono colpite dalle imbarcazioni mentre galleggiano per scaldarsi al sole, i piccoli appena nati che finiscono sulle strade disorientati dalle luci artificiali di coste sempre più urbanizzate, i nidi distrutti dai mezzi meccanici utilizzati per la pulizia delle spiagge e da un’attività turistica incontrollata.

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